IMOLA. Le scuole superiori imolesi, a parte il polo liceale Rambaldi-Valeriani-Alessandro da Imola, in vista del prossimo anno scolastico e ovviamente alla luce dei protocolli anti Covid, hanno valutato di non dividere le classi in sottogruppi per il rientro a scuola, ma di individuare una soluzione che permettesse una situazione omogenea all’interno di ogni classe. È nata così la formula “4+2” per classi intere, ovvero quattro giorni a scuola in presenza e due collegati on line, a seguire le lezioni da casa come durante il lockdown.
I requisiti da rispettare
I requisiti principali da rispettare che hanno portato a questa scelta sono stati quelli spaziali, indicati in maniera piuttosto confusa dal Ministero dell’Istruzione nelle ultime settimane sulla base dei verbali del Comitato tecnico-scientifico. Si devono rispettare: un metro di distanza tra gli studenti e due metri tra gli studenti e il docente. Dopo i diversi sopralluoghi e i monitoraggi degli spazi scolastici, gli istituti Alberghetti, Scarabelli-Ghini e Paolini-Cassiano hanno valutato di essere nelle condizioni di utilizzare le proprie aule in sicurezza senza il ricorso a soluzioni ibride come si vociferava all’inizio dell’estate, con metà classe in aula e metà a casa con la didattica a distanza. In alcuni casi, come all’istituto agrario, si è fatto ricorso a spazi più grandi adibiti ad aule poiché, anche con le ultime deroghe ministeriali, alcune classi risultavano comunque troppo piccole.
Troppi studenti
Pur rivedendo l’intera planimetria scolastica per incastrare tutti i banchi nella griglia di sicurezza ministeriale, gli edifici non potranno garantire l’accesso all’intero corpo studentesco. Infatti, nonostante la previsione di accessi diversi per smaltire gli assembramenti all’ingresso, l’affollamento risulterebbe inevitabile viste le cifre della popolazione studentesca. A questo si somma il fatto che l’azienda dei trasporti potrà garantire lo spostamento in sicurezza solo per il 60-70% degli studenti iscritti, per via del numero di passeggeri ridotti sui mezzi.
La formula 4+2
Stimando di far entrare a scuola circa i due terzi degli studenti, i dirigenti hanno deciso quindi di non dividere le classi bensì i giorni della settimana: le classi intere, a rotazione, faranno ogni settimana 4 giorni di lezioni in presenza a scuola e 2 giorni a casa con la didattica a distanza. È parsa la soluzione più somigliante alla “vecchia” scuola tradizionale, considerato anche che verrà mantenuto l’orario mattutino. «C’è tutta l’intenzione e la volontà di riportare i ragazzi a scuola. Stiamo lavorando affinché tutto funzioni, sperando che non ci siano cambiamenti improvvisi per via del Covid. Riusciremo a garantire un rientro in sicurezza per il quale abbiamo fatto richiesta di nuovo personale. Stiamo aspettando risposta dal Ministero» ha affermato Ernestina Spiotta, preside dell’istituto Paolini-Cassiano, che vedrà a settembre più iscritti rispetto all’anno scorso. «In totale saranno circa 1200 i nuovi studenti nei due istituti, un centinaio in più del 2019. Abbiamo registrato un aumento in particolare al Paolini, e un lieve calo al Cassiano», ha concluso Spiotta. Con cifre simili a quelle degli ultimi mesi si è invece dovuto confrontare Gian Maria Ghetti, preside dello Scarabelli-Ghini: «Quest’anno siamo più o meno in stallo. Sono previsti, salvo nuove richieste di passaggio da altri istituti, 106 nuovi studenti allo Scarabelli e 70 al Ghini. Anche noi riusciremo a garantire un rientro in sicurezza senza dividere le classi. La formula 4+2 si è resa necessaria per via del trasporto garantito solo per il 60% degli studenti e per l’evidente necessità di spazi in regola».
Il polo liceale
Una scelta diversa ha fatto invece il Polo liceale, come già riportato dal Corriere nei giorni scorsi. A parte le classi prime che saranno completamente in presenza, le altre classi si divideranno, a turno, con una parte degli studenti a casa, un terzo, con la didattica a distanza e una parte a scuola, due terzi.


Alcune scuole superiori imolesi hanno fatto richiesta per aumentare l’organico a disposizione in vista del 14 settembre, data prevista per il rientro nelle classi. L’Istituto Paolini-Cassiano, ad esempio, che con la riforma Gelmini aveva accorpato in alcune classi più indirizzi, ha individuato nella loro ri-separazione la soluzione per rispettare le distanze di sicurezza. Per questo motivo la dirigente Ernestina Spiotta ha inoltrato la richiesta per assumere il personale necessario alla creazione delle nuove classi. Il “decreto rilancio” di luglio e l’ultimo con le “misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia”, entrato in vigore a Ferragosto, hanno stanziato in totale più di un miliardo e mezzo di euro per il funzionamento e la ripresa della scuola. Oltre al Fondo di un miliardo “per l’emergenza epidemiologica da Covid-19” istituito a luglio, infatti, il Governo ha rimpinguato le casse ordinarie “per il funzionamento delle istituzioni scolastiche” prima con 300 milioni e poi, due giorni fa, con altri 400 per l’anno scolastico 2020/2021. Di questi, 32 milioni sono destinati ai Comuni e alle Città metropolitane per gli interventi di adeguamento degli spazi scolastici alla luce delle nuove regole di prevenzione. Gli altri 368 milioni, invece, sono per le assunzioni a tempo determinato di insegnanti e personale tecnico-amministrativo, con la clausola che, in caso di rinnovo del lockdown “duro” e dunque di sospensione delle lezioni in presenza, il contratto si intende immediatamente “risolto per giusta causa”.poi

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