Scuole chiuse: il Comune di Ravenna valuta un piano per salvare gli stipendi degli educatori

RAVENNA. Settecento lavoratori col fiato sospeso e 20mila ore di servizi perdute. Sono gli addetti del mondo cooperativo che impiegati nei servizi 0-6 in provincia di Ravenna si chiedono come recupereranno il salario di quella che (per ora) è una settimana persa per il Coronavirus. E che per recuperare la quale ora si stanno studiando due differenti strategie. La prima è codificata dalla legge e, come riferiva Alberto Mazzoni della Fp Cgil, «riprenderebbe la prassi che venne utilizzata durante il terremoto».

La riprende e specifica Emiliano Galanti, responsabile del settore Welfare di Legacoop, che esplicita come «certamente per i lavoratori delle cooperative Il Cerchio e Zerocento, che impiegano la stragrande maggioranza degli educatori e degli addetti in questo ambito nella provincia di Ravenna, il loro salario potrebbe essere coperto attraverso il Fis, fondo di integrazione salariale. Va esplicitato però che questa misura – ricorda il dirigente dell’associazione datoriale – copre l’80 per cento dello stipendio».

Nella giornata di ieri però, sulla scorta dell’accordo che il Comune di Bologna ha raggiunto con le organizzazioni sindacali e le cooperative su questo tema, si è fatta strada un’altra idea che si starebbe analizzando e approfondendo negli uffici di Palazzo Merlato. «Per quello che ci riguarda, sarebbe la soluzione ideale», spiega Galanti.

Virginio Merola, in accordo con l’assessore alla Cultura Matteo Lepore, ha infatti stabilito che il Comune felsineo salderà l’intera somma stabilita alle cooperative, nonostante l’interruzione dovuta al Covid19. E parimenti non chiederà alle famiglie il corrispettivo che sarebbe stato dovuto per la retta della settimana persa. Ovviamente però, si dovranno adottare provvedimenti per non ingenerare un danno erariale. Pertanto l’idea che si sta facendo strada a Palazzo D’Accursio è quello di recuperare, attraverso attività educative supplementari che sarebbero spalmate nei prossimi mesi, il monte ore perduto per la sospensione dell’attività scolastica.

In questo modo pertanto le famiglie non avrebbero aggravi ulteriori rispetto al disagio di questi giorni e si troverebbero a poter fruire di attività ulteriori all’appannaggio dei loro figli nel corso dell’anno. E per i lavoratori ci sarebbero maggiori tutele: «In questo modo, ovviamente, gli addetti non perderebbero nemmeno una parte dello stipendio – conclude Galanti –. Ed ovviamente le cooperative non chiederebbero nessun ammortizzatore sociale in deroga».

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