Cara Ministra, se vogliamo davvero che i nostri ragazzi tornino a scuola, dobbiamo creare le condizioni perchè ciò sia possibile. Riduzione della capienza degli autobus, del numero di studenti per classe e soprattutto tracciamento dei casi positivi efficace e tempestivo. Nessun responsabile politico che in questi giorni è tornato alla carica con il “mantra” della scuola in presenza ha dato assicurazioni in merito al fatto che il sistema – non la scuola che era già pronta con tutte le misure di prevenzione – sia pronto a riaccogliere gli studenti delle scuole superiori nelle classi.
Ecco, a me pare molto povero e sterile il dibattito che va rincorrendosi dalla scorsa primavera e che ci ha fatto fossilizzare sulla contrapposizione tra sostenitori e detrattori della didattica a distanza (che oggi chiamiamo Didattica digitale integrata), tra le tante “Anita” che anche comprensibilmente protestano e gli ancora più numerosi (per fortuna) studenti che, rispettando la normativa, fanno lezione da casa. Perchè se avessero disubbidito tutti, ministra, oggi avremmo problemi ancora più grossi.
Il punto – tristemente – è solo uno: oggi, a ormai fine novembre, siamo esattamente allo stesso punto in cui eravamo a settembre, prima di riavviare l’anno scolastico. Le sue dichiarazioni sui media non hanno spiegato come il governo pensi di organizzare, non la scuola (che è pronta da mesi), ma tutto il resto. Il problema non è l’apertura delle scuole secondarie dalla seconda media nelle zone rosse e le superiori in quelle arancioni e gialle (perchè tutte le altre sono aperte, lo ribadisco per rassicurare chi pensa che gli alunni siano tutti a casa), ma che l’intero sistema sia in grado di reggere e che non si renda nuovamente necessaria la chiusura dopo un mese.
Non sto a citare studi statistici sull’influenza dell’apertura delle scuole sull’andamento complessivo della curva epidemica perchè ne troveremmo tanti a favore e altrettanti contro. Ma se circa un mese fa si è resa necessaria la chiusura (prima al 75% poi al 100% con qualche eccezione) evidentemente qualcosa non ha funzionato.
Per questo Le vorrei rivolgere alcune domande, nel più alto rispetto del ruolo e riconoscendone la fatica di guidare il ministero in mezzo a una pandemia:

  • I mezzi di trasporti come si stanno riorganizzando per garantire il distanziamento degli studenti sugli autobus?
  • Il nostro sistema sanitario sarà in grado di reggere l’aumento inevitabile di tamponi e di garantire un efficace e soprattutto tempestivo sistema di tracciamento?
  • Siamo sicuri che il metro tra le rime buccali basti a contenere il virus?
  • Siamo in grado di garantire una efficace aerazione delle aule anche nella stagione fredda?
  • Non crede che sia più sicuro ridurre il numero dei ragazzi per classe e aumentare il numero di insegnanti?
  • Siamo proprio sicuri che si garantisca il benessere facendo stare bambini di sei anni con la mascherina in modo permanente in classe? O forse non sarebbe meglio ridurre il numero di bambini per aula?
  • I soldi a disposizione delle scuole per la didattica digitale sono stati spesi oppure sono ancora in cassa?
  • Le scuole durante l’estate hanno provveduto a dotarsi di una connessione efficiente o siamo ancora al punto di partenza?
    Abbiamo un grande bisogno di una classe dirigente capace di gestire la complessità del mondo che stiamo vivendo e di quello che si aprirà in un prossimo futuro. Molte delle mancate risposte del nostro sistema alla pandemia sono dovute anche a questo (vedi questione sanità in Calabria), e non possiamo permetterci un prolungamento a medio e lungo termine di una emergenza educativa.
    Quindi, la prego, faccia in modo che la sua posizione sulla scuola in presenza non sia solo vuota retorica, ma che si creino davvero condizioni “di sistema” in grado di garantirla.

*insegnante

La risposta della Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, alla lettera aperta dell’insegnante Annalisa Boselli.

Gentilissima Professoressa, la Sua Lettera aperta mi fornisce l’occasione per chiarire alcuni aspetti importanti relativamente alle questioni sollevate. Non concordo con Lei sull’affermazione che siamo esattamente “allo stesso punto in cui eravamo a settembre, prima di riavviare l’anno scolastico”. Questo significherebbe non riconoscere il grande lavoro estivo preparatorio della ripartenza svolto dai Dirigenti scolastici e da tutto il personale e che ha permesso la riapertura di tutte le scuole in presenza e in sicurezza, come dimostrano i dati statistici in nostro possesso.

Come Lei sa, anche il lavoro del Governo, come quello della scuola, è un lavoro di squadra in cui ognuno risponde per il proprio ruolo e le specifiche competenze. Come Ministro dell’Istruzione non posso dare conto di ambiti che non riguardano il Ministero da me diretto. Mi riferisco ai trasporti e alla sanità e alle indicazioni, date alle scuole, dal Comitato Tecnico Scientifico, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Le confermo, tuttavia, che sono in costante contatto con la Ministra dei Trasporti, On. De Micheli, per sollecitare, attraverso la partecipazione ai Tavoli regionali istituiti dal Piano scuola 2020-21 presso gli USR, la risoluzione delle criticità nei trasporti pubblici. Analoga incessante interlocuzione vi è con il Ministro della Salute, On. Speranza, e con il Comitato Tecnico Scientifico.
Mai come quest’anno le scuole hanno potuto contare su risorse aggiuntive importanti e, com’è noto, la riduzione del numero degli alunni per classe è una delle mie battaglie principali.
Il mondo della scuola oggi sconta, purtroppo, i tagli che i Governi che ci hanno preceduto hanno effettuato considerando, a torto, la scuola una spesa corrente e non un investimento per il futuro del nostro Paese.
Sono consapevole che la complessità del mondo che stiamo vivendo richieda un approccio sistemico per la risoluzione di problemi che, solo pochi mesi fa, erano imprevedibili. Il mio impegno in questi mesi è stato massimo e lo sarà ancora.
Cordiali saluti

**Ministra dell’Istruzione

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coronavirus

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lucia azzolina

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