La sede del liceo Righi di Cesena

Prima una serie di attacchi da parte dei genitori di ogni scuola superiore sui social network, sia nelle pagine del sindaco Enzo Lattuca che del presidente della regione Stefano Bonaccini. Poi una missiva: indirizzata al governatore dell’Emilia Romagna ma anche all’assessore regionale alla Scuola ed all’Università: la cesenate Paola Salomoni, da parte in particolare dei genitori del liceo Scientifico A. Righi (1.500 famiglie della zona). Il tutto per dire basta alla didattica a distanza.

«Già due mesi fa – spiegano i rappresentanti di istituto dei genitori del Righi – avevamo chiesto certezze sulla ripartenza delle lezioni in presenza. Sono passati oltre sessanta giorni, abbiamo atteso con pazienza il rientro a scuola dopo le vacanze natalizie, assistendo nelle ultime due settimane ad una comunicazione a dir poco schizofrenica: si torna al 75% dal 7 gennaio; anzi no, al 50%; anzi no, dall’11 gennaio; anzi no, dal 25 gennaio. Adesso basta. I nostri figli, gli insegnanti, i dirigenti e i genitori, non meritano questo trattamento e una gestione della scuola superiore così poco rispettosa del lavoro educativo e didattico e del ruolo di docenti e studenti. Abbiamo visto i dati del contagio in crescita in Emilia Romagna, sappiamo che altre regioni hanno preso decisioni simili, così come altre nazioni d’Europa, ma crediamo ugualmente che la decisione giusta da prendere fosse un’altra: tornare a scuola. Tornare a scuola un giorno ogni due, ogni tre, anche ogni quattro, ma esserci. Dare un segnale di speranza ai ragazzi, un segnale di rispetto, di presa in carico delle loro esigenze e fatiche chiedendo responsabilità anche da parte loro».

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