Scritte infamanti sui muri di Riccione: assolto l’imputato

Sui bagni pubblici e sui muri di Riccione erano apparse delle scritte infamanti contro un ristoratore e due commercianti cittadini. Il presunto autore, un cinquantatreenne di Riccione difeso dagli avvocati Massimiliano Orrù e Simona Conti, è stato però assolto dalle accuse di stalking, diffamazione e lesioni personali. L’imputato ha sempre negato di essere l’imbrattatore sconosciuto che fece parlare di sé l’intera città per settimane poco più di sette anni fa e, riguardo alle lesioni, ha sostenuto di essere stato lui vittima di un pestaggio e di essersi semplicemente difeso. Stando alla sua versione sarebbe stato lui a essere riempito di botte (un paio di costole rotte, la mandibola fuori posto e un dente saltato) dai soggetti offesi e non viceversa (un procedimento parallelo riguarda anche i presunti vendicatori delle offese subite). L’inchiesta sulle scritte, per la procura, non aveva portato all’identificazione certa dell’autore, ma il giudice dell’udienza preliminare aveva rigettato la richiesta di archiviazione. Il presunto stalker dopo il pestaggio ai carabinieri disse che chi lo aveva picchiato aveva sbagliato persona. Ammise di conoscere le tre persone che, esasperate dalle scritte ingiuriose apparse un po’ ovunque, lo avevano affrontato al parco e anche di avere un rapporto difficile con ciascuna di loro («Frequentiamo lo stesso bar»). Negò però di avere mai impugnato la bomboletta spray per diffamarli. È stato qualcun altro a scrivere quelle cose: io gliel’ho detto, gli ho fatto vedere che con me non avevo niente, ho aperto il mio zaino, ma non mi hanno creduto». Le scritte ingiuriose riguardavano presunte infedeltà delle consorti dei bersagliati, quelle nei bagni pubblici invitavano gli omosessuali di passaggio a chiamare al cellulare le inconsapevoli vittime della persecuzione. Le parti offese erano assistite dall’avvocato Stefano Caroli.

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