La scritta “negro” sul fascicolo in tribunale a Ravenna. Avvocato di Forlì nell’occhio del ciclone

RAVENNA. “NEGRO”. Scritto così, a caratteri cubitali, in stampatello su un fascicolo portato nell’aula gup del tribunale di Ravenna. Difficile trovare altre spiegazioni, se non che quel dispregiativo fosse riferito proprio all’imputato. Così come non ci sono dubbi sul fatto che in aula, con il sostituto procuratore Silvia Ziniti e l’avvocato Giacomo Scudellari, difensore di Ekhator Osakpamwan, fosse presente anche il legale forlivese Francesco Minutillo, pronto a costituirsi parte civile per due poliziotti aggrediti due anni fa dallo straniero in stazione a Faenza. A lui è stato chiesto di girare il fascicolo prima dell’arrivo del detenuto di origine nigeriana. Ma al di là del reato di lesioni personali per il quale il 46enne ha patteggiato davanti al giudice Corrado Schiaretti la la pena a 20 giorni (in aggiunta alla condanna a un anno e otto mesi per la resistenza), ciò che ieri ha sollevato lo sdegno è stata proprio quella scritta razzista a corredo di una serie di documenti che di lì a poco sarebbero stati consegnati alla controparte, al giudice e al pubblico ministero. Al punto che lo scandalo – come comprensibile – ha oltrepassato i muri del palazzo di giustizia.

La condanna del giudice
La foto del fascicolo è finita infatti nelle mani del magistrato Roberto Riverso, ex giudice del lavoro di Ravenna e attualmente consigliere in Cassazione. Sul proprio profilo Facebook ha condannato la vicenda: «L’avvocato, di Forlì – ha scritto pubblicando l’immagine – si presenta oggi in udienza davanti al gup e al pm del Tribunale ed esibisce un fascicolo sul quale identifica la propria controparte (l’imputato di colore, nei cui confronti si costituisce parte civile) non con le sue generalità ma chiamandola NEGRO… E qui devo sospirare profondamente. Perché le parole vengono meno. Non è la commissione di un crimine o di un illecito disciplinare che vengono in mente; ma la confessione dell’estraneità di questo soggetto alla civiltà del diritto. Una barbarie. Che denuncia una regressione ad uno stadio pregiuridico. Commessa da uno che si definisce avvocato. Una cosa inimmaginabile. Fino a oggi».

Il legale forlivese: «Non è mio»
Va detto che sì, l’avvocato Minutillo ha presentato la costituzione di parte civile con firma e timbro dello studio. Ma contattato al telefono, si è dichiarato estraneo, negando la paternità del fascicolo. Una posizione ribadita tramite mail: «Smentisco categoricamente che la fotografia che mi è stata trasmessa in visione da alcuni giornalisti possa essere riferita ad un mio fascicolo. I miei fascicoli sono tutti timbrati con il logo dello studio. Anzi: diffido formalmente dall’attribuire allo scrivente tale fascicolo».

Quel che è certo è che la cartellina con l’espressione di sprezzo è scomparsa dal tribunale al termine dell’udienza. E sarebbe entrata a far parte del “sentito dire” se non fosse finita nell’occhio del ciclone, adocchiata poco prima da più colleghi di passaggio su una delle sedute del corridoio al primo piano, accanto alla porta dell’aula. Ci ha pensato una foto a fissare la testimonianza e a creare uno scandalo di cui, probabilmente, si chiederà conto.

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