Scoprono una stella: la rivista Nature esalta gli astronomi riminesi

Sono finiti su “Nature”, la rivista scientifica dove hanno pubblicato le loro scoperte Albert Einstein e Stephen Hawkins. Un bel colpo per due semplici appassionati di astronomia che, avvalendosi di attrezzatura amatoriale, hanno osservato un fenomeno dal tetto di casa allertando la Nasa e contribuendo a una scoperta sensazionale. A riuscire nell’impresa “alla Davide contro Golia” sono stati l’imprenditore riminese, Fabio Mortari, e il 36enne Davide Gabellini, perito agrario di Gabicce, nelle Marche. A febbraio avevano scoperto una stella, in sinergia con l’osservatorio “Margherita Hack” di Firenze ed ora sulla scia del loro talento sono arrivati anche più lontano, partecipando a una collaborazione con l’Università di Boston e una cinquantina di osservatori nel mondo (la Collaborazione Webt, coordinata da Claudia Raiteri e Massimo Villata dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha visto la partecipazione di Svetlana Jorstad della Boston University come coordinatrice e autrice del testo).

La Nasa allertata da Rimini

Uno strano picco di luminosità era stato individuato nel cielo a fine settembre 2020 dai due amici che hanno segnalato il fenomeno alla comunità scientifica. «In base alle osservazioni condotte anche da noi, – spiega il 43enne Mortari – il telescopio spaziale della Nasa è andato a rilevare i dati, lavorando sui nuclei galattici attivi di un blazar». Tradotto. «Quando un buco nero è massiccio, emette dei raggi di materia incandescente dal centro, espellendola».

Cosa ha compreso l’Università di Boston raccogliendo e analizzando i dati della Nasa? «Che tale materia, detta plasma, invece di avere un flusso continuo è caratterizzata da pulsazioni periodiche». Un fenomeno mai osservato, torna a dire l’imprenditore romagnolo, ma anche un risultato senza precedenti, targato Rimini, che per la prima volta fa capolino nella storia astronomica.

Più bravi dei professionisti

«Il nostro osservatorio “Hypatia” ha fornito più dati di tutti, – sottolinea – 4mila punti misure in tutto il mondo contro i 1.600 di quello giapponese. Così il risultato è finito tra le pagine di “Nature”, la rivista britannica che, fondata a fine Ottocento, ha ospitato la teoria della relatività di Albert Einstein, ma anche le riflessioni del fisico Hawkings, celebre per gli studi sui buchi neri. Messi al corrente della pubblicazione, siamo rimasti increduli e sotto choc – commenta l’appassionato della volta celeste –. Tanto più perché il nostro è un osservatorio amatoriale dove, seduti sul tetto di casa, usiamo attrezzature da 15mila euro, rispetto ai 200mila di quelli dedicati alla ricerca». Tante spese e notti insonni, dunque, che tuttavia non pesano a fronte di un interesse sconfinata. Il prossimo obiettivo? «Intercettare fondi per installare il telescopio su un terreno lontano dalle luci della città, oppure – ragiona Mortari – acquistare uno spettroscopio da 5mila euro per studiare la materia astrale, vale a dire – conclude con la voce che tradisce l’emozione – mettere un dito nella melassa delle stelle».

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