Scompenso cardiaco, prima causa di morte over 65

A soffrire di scompenso cardiaco, in tutta Europa, ci sono 14 milioni di persone. In pratica, se fossero messi tutti insieme, sarebbero tanti quanti i cittadini di Croazia, Irlanda e Finlandia messi insieme. In Italia, invece, sono 1 milione, poco più dei residenti delle tre province romagnole. La malattia ha, ogni anno, circa 20 casi ogni 1000 individui tra 65 e 69 anni, con numeri che aumentano ampiamente nella popolazione over-85. È circa tre volte più frequente dell’infarto ma fa meno ‘notizia’, ed è al terzo posto della classifica del numero dei ricoveri e al primo posto per giorni di degenza in ospedale. Ma, soprattutto, è la prima causa di morte tra gli ultra 65enni. Cos’è però? Lo scompenso cardiaco (o insufficienza cardiaca) è l’esito finale di tutte le cardiopatie e si verifica sostanzialmente quando il cuore non riesce più a pompare sangue a sufficienza. Fondamentale è seguire le cure che vengono date dal cardiologo.

In un recente articolo apparso su Lancet, infatti, è stato sottolineato come con una corretta applicazione delle terapie si potrebbe avere una diminuzione del 60% dei casi e un aumento di 8 anni nell’aspettativa di vita. Per i pazienti con scompenso, dunque, il punto chiave è proprio l’aderenza ai trattamenti e lo stretto monitoraggio. L’interazione tra medico e paziente è centrale e dovrebbe essere continua per controllare l’evoluzione della malattia. L’Italia è tra le nazioni più all’avanguardia per la cura. Gli esperti del Centro cardiologico monzino hanno di recente inventato il Mecki score, un indice di rischio dello scompenso che ha fatto il suo ingresso nella pratica clinica di tutti i cardiologi d’Europa a seguito dell’introduzione ufficiale nelle linee guida della European Society of Cardiology (Esc). Lo score permette di valutare il rischio di mortalità del paziente scompensato e, di conseguenza, di individuare i soggetti che più di tutti hanno bisogno di maggiori controlli. La ricerca degli specialisti che ha permesso di realizzare l’algoritmo, è stata pubblicata sull’International Journal of Cardiology. Il calcolo di Mecki si basa sui valori del test cardiopolmonare uniti ad altri parametri ecocardiografici e di laboratorio: l’emoglobina, il sodio, la funzionalità renale, la frazione di eiezione ventricolare sinistra, il picco di consumo dell’ossigeno e l’efficienza ventilatoria sotto sforzo: sei valori in tutto che insieme stabiliscono la gravità del paziente nel modo più obiettivo possibile.

Il computo è reso facile e intuitivo dalla disponibilità di un calcolatore online che si può trovare su internet ed è disponibile anche in versione iPad, scaricabile gratuitamente da iTunes. Per le terapie, invece c’è una classe di farmaci molto promettente: sono le glifozine, nate come anti-diabetici, sono in grado di ridurre mortalità e ricoveri per chi ha questi problemi al cuore. Secondo stime, permetterebbero di evitare, solo in Italia, fino a 40.000 decessi l’anno. A ciò, va associata un’ottima tollerabilità e la possibilità di una singola dose al giorno, con scarsi effetti sulla pressione arteriosa e un miglioramento della funzione reale. Ad oggi questi medicinali, però, sono rimborsabili solo per le terapie del diabete e non per l’insufficienza cardiaca. Quindi ora si aspetta che l’Aifa, l’autorità italiana per il farmaco, apra la strada a quanto già previsto dalle linee guida internazionali. In questo modo, anche il cardiologo potrà prescrivere il farmaco un tempo “solo” famoso anti-diabete.

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