Scipione Sacco, il soglianese a bottega da Raffaello

“Scipione Sacco” è il titolo di un progetto scaturito dalla volontà di fare piena luce sulla personalità e l’attività del pittore romagnolo (1495-1558), ancora oggi largamente sconosciuto, ma che Francesco Arcangeli definì talento «singolare» per il personale inserirsi nella congiuntura raffaellesca del suo tempo. Come spiegaAndrea Antonioli, direttore del Museo e della Biblioteca Renzi, a cura del museo stesso ci si è posti a ricostruire la «vera storia» dell’artista, a iniziare dalle vicende che provocarono l’esilio della famiglia Sacco da Sogliano, e per il giovane Scipione un presunto soggiorno romano e l’alumnato nella bottega di Raffaello. Altre verifiche hanno riguardato altri fatti della vita dell’artista, in particolare i legami con i luoghi del suo vivere e del suo operare: oltre al paese nativo, Longiano e Cesena, che saranno toccate anche da uno specifico programma di iniziative. Si è inoltre inteso compilare un “catalogo” aggiornato delle opere effettivamente eseguite dal Sacco nel corso della sua attività e di quelle riferibili alla sua mano.

Antonioli, quale fu l’ambiente culturale in cui vide la luce Scipione Sacco?

«A Sogliano, dove regnava Ramberto Malatesta detto “il filosofo” (1475-1532), uno dei maggiori astrologi europei del tempo, Sacco apprese i precetti legati al grande fermento legato all’ambiente dell’Accademia neoplatonica della Firenze laurenziana. L’influsso della corte rambertiana influì sulla formazione artistica e culturale di Scipione. È anche probabile che avesse frequentato i cenacoli filosofici e gli artisti di Urbino, dove il duca Guidobaldo, amico di Ramberto Malatesta, aveva proseguito l’opera di mecenatismo iniziata dal padre Federico. Oltre a conoscere grandi artisti, nella città ducale il giovane Sacco potrebbe aver fatto conoscenza anche con Raffaello Sanzio».

Fu effettivamente allievo del pittore urbinate?

«L’indizio più evidente che Scipione possa esser stato molto vicino a Raffaello è la dedica di una epigrafe del 1602 in San Severo a Cesena, luogo della sua sepoltura, dove il pittore viene menzionato come “alumno primario” del grande maestro. Alcuni indizi fanno infatti ipotizzare che la famiglia di Scipione fosse fuggita a Roma, dove Giovanni Paolo Tesei, mio collaboratore in questa lunga ricerca, si è messo sulle sue tracce, a partire da una straordinaria scoperta che ho fatto all’Archivio di Stato di Rimini. Gli atti processuali del 1512 inchioderebbero Giacomo Sacco, padre di Scipione, che fu esiliato da Sogliano per aver tentato di avvelenare Ramberto Malatesta. Tesei ha trovato tracce negli archivi romani e del Vaticano che fanno ipotizzare che Scipione e la sua famiglia fossero a Roma. Inoltre, nel Settecento, Luigi Antonio Lanzi scriveva che Giovan Battista Armenini (1530-1609), esperto d’arte, letterato e pittore di Faenza, indicava il coevo Scipione come un alunno di Raffaello. Non è escluso che l’Armenini, che era stato a Roma e ne conosceva gli ambienti artistici, avesse conosciuto di persona il pittore, come lui romagnolo».

Perché Cesena divenne centro della sua attività?

«Scipione rientrò nella terra d’origine sicuramente dopo la scomparsa di Ramberto Malatesta, acerrimo nemico del padre, verso il 1534, stabilendosi a Longiano e diventando subito molto attivo, soprattutto a Cesena. Si può dire che, tra gli anni Trenta e Quaranta del Cinquecento, Scipione avesse in pratica monopolizzato la vita artistica cesenate, dipingendo pale d’altare e affrescando palazzi per committenti di spicco, per l’ospedale non più esistente di San Tobia e per le maggiori chiese di Cesena: ne sono esempi la cattedrale e le chiese dell’Osservanza, di Sant’Agostino, di San Severo, dei conventi dei Celestini e di San Domenico che Orlando Piraccini ha definito come il “primo embrione di una locale pinacoteca civica”. Maestoso era l’affresco della cupola maggiore dell’abbazia della Madonna del Monte, e a Longiano, con gli affreschi del castello malatestiano e i dipinti per il santuario del SS. Crocifisso».

Ad Andrea Antonioli chiediamo dei progetti nati intorno a Sacco.

«In occasione del 500° della morte di Raffaello, era prevista una mostra itinerante nelle città toccate dall’artista romagnolo. Un prezioso volume, riccamente illustrato, è stato invece pubblicato e presentato a dicembre in un convegno online con esponenti dell’arte regionale e la collaborazione del Pontificio consiglio della cultura. I pannelli digitalizzati di una mostra virtuale sono tuttora visibili sul web». M.T.

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