Schiava sessuale del vicino: “Io le persone le porto all’inferno”

RAVENNA. «Io le persone le porto all’inferno e poi le riporto fuori prendendole piano piano per i capelli». Era stata questa la premessa del “patto” con il vicino di casa, al quale quella che sarebbe diventata la sua “schiava sessuale” aveva promesso di affidarsi completamente per intraprendere un fantomatico percorso terapeutico e ritrovare la serenità nel rapporto di coppia con il fidanzato. Un accordo che si sarebbe tramutato in cinque giorni da incubo, costellati di pratiche sadomaso, punizioni corporali, pressioni psicologiche e rapporti intimi oltre il limite tollerato, sfociati in violenze sessuali. Emergono nuovi elementi sulla vicenda denunciata da una donna residente nella Bassa Romagna lo scorso 26 luglio, che ha portato all’arresto di un 42enne di origini campane e alla denuncia della moglie 34enne.

L’adescamento dopo la lite

Era stata una discussione tra la vittima e il fidanzato a fornire il pretesto al vicino per intromettersi nella vita della coppia. Era accaduto il 17 luglio. La ragazza – così ripercorre i fatti l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Andrea Galanti – anche su insistenza del compagno, aveva accettato e si era trasferita a vivere nell’appartamento sopra, ospite dei coniugi. Avrebbe dovuto evitare ogni contatto con il convivente, così le era stato ordinato, imponendole di consegnare anche le chiavi di casa. Fin dai primi giorni, tuttavia, i vicini avevano fatto cadere il velo di quello che la giovane avrebbe dovuto passare. Il 19 luglio, mostrandole i profili in rete nei quali sia l’uomo che la moglie si cimentavano in attività erotiche, avevano avviato la “terapia”. Il 42enne l’aveva afferrata per i capelli, obbligandola a un rapporto orale. Lei non aveva trovato la forza di ribellarsi, decidendo di non dire nulla al fidanzato. La sera seguente era stata costretta a un rapporto completo; «Sì padrone», aveva risposto quando l’uomo le aveva chiesto se le fosse piaciuto. E ancora, il giorno dopo aveva accettato di consumare 5 grammi di cocaina e di prestarsi a un’ulteriore prestazione a tre, alla quale si era unita anche la moglie del vicino. Il tutto si era riproposto nel corso della nottata, quando la vittima, scegliendo «il male minore» per non contraddire i coniugi, aveva accettato di prestarsi a un rapporto omosessuale con la 34enne. Da qui la contestazione del reato di violenza sessuale di gruppo, con una serie di aggravanti che vanno dall’utilizzo di stupefacenti, all’aver commesso il fatto limitando la libertà personale della ragazza (tra le accuse figura anche il sequestro di persona) e in presenza di un minorenne, nello specifico il figlio piccolo dei coniugi.

Tra le accuse ci sono anche le lesioni personali lievi, come “sculacciate” o percosse con un cucchiaio da cucina. Ma anche ustioni, dovute a una sigaretta spenta su un polso come punizione per essersi riavvicinata al fidanzato, a sua volta “tentato” dai coniugi in altre occasioni con proposte per coinvolgerlo in quei “giochi” osé. «Mettiti contro di me se hai il coraggio, tanto non ti crede nessuno, ti faccio una controdenuncia e ti ammazzo se provi a farmi casino», avrebbe detto il vicino alla giovane.

La “fuga” in ospedale

Le indagini da parte del commissariato di Lugo sono partite quando il 26 luglio la donna ha chiesto aiuto al pronto soccorso, accompagnata dal compagno, riferendo di essere stata vittima di violenze sessuali e di essere stata segregata in casa per giorni. Era scattata una perquisizione nell’appartamento dei due indagati, rinvenendo sex toys e attrezzature per pratiche sadomaso. Una volta conclusa, il 42enne aveva manifestato alla coppia il proprio dissenso per la denuncia: si era presentato con il verbale alla porta. Lei, sentendolo, si era nascosta registrando la conversazione con il fidanzato: «Questo è un regalo della m… della ragazza tua».

Sia la vittima che il compagno sono stati sentiti, e sulla base delle indagini della Polizia, il 14 agosto, il gip ha emesso su richiesta della Procura l’ordinanza di custodia cautelare per «fatti – così si legge – che oscillano tra il reale e il surreale». Portato in carcere, il 42enne (difeso, così come la moglie, dall’avvocato Nicola Casadio) attende ora l’interrogatorio di garanzia.

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