Scattano i divieti di balneazione, scontro sulle analisi

Da una parte l’Arpae (l’Agenzia per la prevenzione dell’ambiente dell’Emila Romagna), dall’altra il Comune di Rimini. E in mezzo lo stato delle acque del mare Adriatico. Lungo tutta la costa riminese. Inquinate, secondo l’ente regionale, al punto che, ieri mattina, è stato emesso il divieto di balneazione a Goro (provincia di Ferrara), nel tratto di Pinarella di Cervia, e in altre 26 zone del Riminese, da Bellaria a Rimini, fino a Riccione, Misano e Cattolica. Pulite, e ben sotto il livello di soglia, per Palazzo Garampi. Ed è subito giallo. Con un interrogativo che sorge spontaneo: quali sono i dati giusti, gli esami puntuali? E quali, invece, quelli sbagliati? Perché se il 26 luglio scorso (martedì), l’Arpae ha esaminato campioni d’acqua prelevati nelle 28 aree indicate, con risultati positivi, e anche vero che il Comune, lo stesso giorno, in contemporanea e in sette aree di prelievo identiche a quelle di Arpae (da Torre Pedrera a San Giuliano), ha analizzato altrettanti campioni d’acqua di mare con risultati negativi (esami commissionati al laboratorio certificato Lav). Opposti, insomma, a quelli verificati dall’Agenzia. Agenzia che, peraltro, ieri pomeriggio, ha corretto il tiro, restituendo l’idoneità alla balneazione a sei aree (i cui valori, ieri mattina, risultavano superiori ai livelli di pericolo): Cervia Pinarella, Bellaria-Foce Vena 2, Bellaria-Foce Uso 100 metri sud, Bellaria-Pedrera grande nord, Torre Pedrera-Pedrera grande sud (Rimini), Viserbella-La Turchia (Rimini). Per tutti gli altri si attendono i risultati delle analisi di oggi.

I risultati del Municipio

«Il Comune – spiega in una nota Palazzo Garampi – ha voluto eseguire, in questa occasione, un campionamento autonomo per verificare con un “doppio controllo” lo stato di salute del proprio mare, vista e considerata l’eccezionale condizione climatica e siccitosa di questa stagione estiva con possibili inediti effetti sull’habitat naturale. I risultati dei campioni analizzati dal Laboratorio Lav per le 7 acque di balneazioni del litorale nord di Rimini, svolti con una delle due metodologie certificate e previste dal decreto ministeriale 30 marzo 2010 – continua la nota del Comune -, sono tutti, nessuno escluso, ampiamente sotto i parametri normativi, sia per quanto riguarda la concentrazione di escherichia coli che di enterococchi, e dunque tutte e 7 le acque risultano perfettamente idonee alla balneazione. Un esito completamente opposto a quello di Arpae, per cui i Comuni del Riminese e della Romagna non individuano alcuna motivazione evidente e plausibile».

Richiesta di incontro urgente

Da qui la decisione di fissare, per oggi, un incontro urgente con Regione, Ausl e Arpae con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete al problema. Che sembra, di ora in ora, diventare un vero e proprio mistero, che, sostiene il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad: «Rischia di danneggiare interi territori, intere economie per ragioni non individuabili nella razionalità». «Una contingenza – continua – priva di spiegazione tecnica e logica visto che, a causa della siccità, le paratie a mare non vengono aperte da quasi un mese e mezzo e la stessa Hera ha comunicato di non avere riscontrato alcun guasto alla rete acquedottistica e fognaria».

A caccia di una soluzione

Aggiunge, quindi, la sindaca di Riccione, Daniela Angelini: «È probabile, come hanno detto alcuni tecnici, che si tratti di un’anomalia causata dall’innalzamento della temperatura dell’acqua». E Sadegholvaad chiosa: «Se così fosse, come sindaco di Rimini, città che ha investito negli ultimi 8 anni 250 milioni di euro per la realizzazione delle rete fognaria separata e la trasformazione degli sforatori in canali di acque bianche, insieme a tutte le città della costa riminese e romagnola, sottolineo la delicatezza della vicenda e l’assoluta urgenza per un’immediata soluzione».

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