Savignano, un nuovo successo per la cena delle vie Selbelle

Savignano sul Rubicone
  • 07 agosto 2025

Dieci edizioni, due file di tavoli e due vie coinvolte, almeno una ventina di persone impegnate nell’organizzazione a cura delle famiglie Neri, Gobbi, Garattoni, Mattei e Tosi. I numeri della cena delle vie Selbelle andata in scena a Savignano sul Rubicone lo scorso sabato 2 agosto sono come una carta d’identità, raccontano una storia. Una storia che nasce da lontano. L’appuntamento ha già celebrato i suoi primi dodici anni (alla decima edizione tocca aggiungere le due mancate durante il biennio del Covid) e ogni volta sembra voler crescere.

“Questa è diventata ormai la cena del rione e non solo di una via e noi ne siamo contentissimi” commenta orgoglioso Aldo Neri, anima degli organizzatori e anche autore di alcuni versi “dedicati alle genti di questo piccolo ghetto di mondo”, letti per l’occasione dall’attore Ilario Sirri, imparentato con i “selbellesi”.

“E’ rumour d’la sapadòura de’ cuntàdoin la matoina prest; un bà, una mà, un non gubòun t’un cantir. E’ malan di burdel ch’i zuga t’la strèda, la porbia d’la brèsa d’insteda...” inizia il poemetto, rievocando un mondo che le famiglie cercano di trattenere e trasmettere ai figli, anche attraverso l’ormai tradizionale evento estivo.

E loro, i giovanissimi, sembrano raccogliere l’eredità perché partecipano alla festa, numerosi e attivi. Proprio a loro sono state affidate le griglie per la cottura della carne che insieme alla cipolla e alla piadina ha fatto da degno secondo piatto dopo gli strozzapreti al ragù rigorosamente fatto in casa e prima dei dolci, altrettanto casalinghi e buoni.

A condire il menu, musicisti e ballerini che hanno concluso la cena del decennale insieme a spettacolari fuochi d’artificio.

I commensali, fra i quali il sindaco Nicola Dellapasqua e l’assessora Francesca Castagnoli oltre a Moris Guidi, sindaco di San Mauro Pascoli sposato con Stefania Nicolini, originaria di via Selbelle, hanno ricevuto in dono un grembiule con i versi di Aldo Neri, per fermare almeno sulla stoffa qualcosa che sembra voler scappare via. “Ma sta zenta ad campagna l’an s’arend, la zoirca ad mantnoi al su tradizioun, la su alegrìi e i su custòm, insen sla visiòun d’un mond piò morbi”.

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