Correre: l’impulso naturale per fuggire dall’apparenza dietro la quale è facile nascondersi. Paure, fragilità e insicurezze sono le armi dell’avversario più temibile: se stesso. La gara più dura, ma che al traguardo porterà con sé la vittoria più gratificante: il cambiamento. Nel mezzo l’onda anomala della fatica; arginata dal flusso di follia che tiene vivi. Sono queste le istantanee che riassumono l’esperienza “Hyrox Verona” che Giulia Daniele, infermiera residente a Gatteo, Alice Nicoletti, commercialista e Gabriel Vincenzi, aspirante giornalista entrambi di Savignano sul Rubicone hanno provato a inizio dicembre. Un compagno a testa, fiducia ed entusiasmo. Unite dall’indissolubile collante dell’amicizia.
Dalla Rubicon Valley a Verona per l’Hyrox tra fatica e amicizia
Cambiare
Un chilometro di skierg, un altro di vogate, 50 metri di spinta e tirata di una slitta di oltre 100 chili, 30 metri di burpee, 200 di affondi zavorrati, 50 di farmer carry, 100 wall ball con palla da 6 chili. Nel mezzo 8 chilometri di corsa. Affrontati con l’ossigeno pompato dal desiderio di “divertirmi e sfidare me stessa” spiega ancora incredula Giulia. La prima gara “Hyrox“, ma soprattutto la prima battaglia contro i propri limiti. “Tendo a non esternare mai i miei obiettivi personali - confessa -. Ho paura del fallimento e del giudizio altrui”. E, quindi, corre. A testa alta. “Questa volta è stato diverso: ho avuto il coraggio di mostrarmi in difficoltà“. Alcune sicurezze si costruiscono. “Vedere gli altri atleti mi ha stimolato tantissimo. Non ho sentito per nulla la competizione e non vedevo l’ora di partire”. Altre sono regali del destino. “Da un lato c’era Alberto, un compagno eccezionale; dall’altra il supporto del gruppo del “Box”, la vera marcia in più. Per la prima volta sentivo il bisogno di avere gli occhi addosso. È come se avessi gareggiato con ciascuno di loro”.
Scelte
Una vera e propria delegazione che “dall’intimo” contesto della loro palestra Rubicon Valley Crossfit di Savignano, parte alla volta di Verona per sostenere chi sceglie di mettersi in gioco. Anche i più esperti. Perché lo sport è una contenitore di valori. “Per me era la terza gara - racconta Alice -, ma questa volta ho alzato l’asticella cimentandomi in coppia con un uomo”. Nulla accade per caso. “Mi sono avvicinata a questa competizione dopo aver visto una performance di Camilla Massa, l’unica italiana della categoria “Elite 15”, al Rimini Wellness. Ho fatto un allenamento con lei ed è arrivato il primo Hyrox“. L’inconscio trova ad Alice la sua dimensione. “Per la prima corsa ero in preda all’ansia - ammette con un consapevole sorriso -, per la seconda ero più tranquilla, nella terza temevo di non reggere il ritmo del mio compagno”. Un ritmo scandito dalla frequenza delle emozioni più forti. La cui essenza si coglie solo quando svanisce. “Giunta al traguardo sono scoppiata a piangere in tutte e tre le gare per l’adrenalina e la tensione accumulate” racconta avvolta da un brivido di pelle d’oca.
Vivere lo sport
“Ci danno delle matte - dichiarano divertite -, ma perché non conoscono la sensazione che si prova al termine della corsa, quando ti accorgi di cosa ti regalano sacrificio e allenamento”. Lacrime di gioia e abbracci ad asciugarle. “Ci sono fasi della gara in cui cerchi un sostegno e sapere che semplicemente alzando lo sguardo lo troverai in chi sa cosa stai provando è un’iniezione di energia esagerata”. Un’ora e poco più in cui a correre sono soprattutto i pensieri. “Mi ha permesso di isolarmi dalla frenesia del quotidiano - aggiunge Giulia - e di concentrarmi su me stessa. E al traguardo ho chiesto ad Alberto di ripartire (ride ndr)”. “Senza non avrebbe avuto lo stesso sapore - commenta Gabriel -. Siamo partiti in 20 da Savignano; la sera prima della mia batteria ci siamo ritrovati tutti nello stesso appartamento adatto a 4 persone e l’intento di andare a dormire presto è rimasto tale (ride ndr.)”. Ma forse è giusto così. “La mattina, prima della gara - racconta -, ho iniziato a girare attorno al tavolo della cucina senza sosta. Durante il riscaldamento ho cominciato a sentire dolori ovunque e al traguardo le gambe bruciavano (ride ndr.). Ma l’emozione che mi ha dato vedere quel gruppo che all’arrivo urlava il mio nome mentre incrociavo lo sguardo della mia fidanzata ha prevalso su tutto”. Perché, in fondo, correre è la metafora della vita: la gara più intensa che gli altri hanno voluto per noi.
Per festeggiare un’altra competizione: la gara dei “maglioni brutti”
Prima, durante e dopo. La vera profondità dei legami si misura in ogni istante. Vale nella vita quanto nello sport. Che per certi versi sono assimilabili. In questa semplice equazione trova origine l’unione del gruppo di “atleti” della Rubicon Valley Crossfit. Che per celebrare chi di loro ha preso parte all’Hyrox Verona, animati dalla vicinanza del Natale, festa che più di qualsiasi altra mette al centro questi valori, hanno scelto di riunirsi attorno a una tavola imbandita, ma con un dettaglio molto particolare. L’hanno definito il “Pranzo dei maglioni brutti”. E, in effetti, quelli che ciascuno di loro ha indossato per l’occasione erano ben distanti anche solo dalla parvenza di “bello”. Dal classico pull-over – per stare in tema ginnico – riesumato dalla sepoltura in naftalina regalato da un non meglio identificato lontano parente dai gusti discutibili a quelli moderni con le stampe più stravaganti. Le intramontabili renne, una vasta gamma di Babbi Natale, i fiocchi di neve e i biscotti di marzapane con il volto dei ragazzi. Un dolce animaletto per fare atmosfera e qualche tentativo di “seduzione” caduto nel vuoto. Svariati brindisi perché lo sgarro è la regola del Natale e poi il giudizio finale per aggiudicarsi un’altra vittoria. Quella di cui si farebbe anche a meno, ma che messa in bacheca ci ricorda come non prendersi mai troppo sul serio sia il vero segreto per apprezzare fino in fondo ciò che ci sta intorno. E...sì, il maglione trionfante era veramente brutto.