Savignano, per il “vero” Rubicone sfida di documenti e di targhe

La disputa sul “vero” Rubicone non si placa dopo i pannelli installati a Montiano per rivendicare che il famoso corso d’acqua attraversato da Giulio Cesare è l’Urgon che passa in quel territorio e scorre nel Cesenate. Anzi, dopo quell’iniziativa e l’annuncio dell’intenzione di organizzare una conferenza con super esperti per dirimere la questione, che è stato dato dal sindaco Fabio Molari durante un servizio sulla Rai, lo studioso savignanese Roberto Garattoni, va alla carica. Ha appena pubblicato un volume intitolato “Romagna Romana-Cronache del Rubicone antico da Brenno a Giulio Cesare” (Pazzini editore), presentato nei giorni scorsi nell’aula magna dell’Accademia Filopatridi, e chiede che il primo cittadino del suo paese risponda alle rivendicazioni montianesi e dell’associazione Pro Rubicone usando le stesse armi, cioè installando un pannello che mostri quella che considera una prova inconfutabile che il Rubicone cesariano è quello scorre a Savignano: la Tabula Peutingeriana. «Nel libro che ho scritto – premette l’autore – ho ripercorso le vicende del territorio dalle origini della colonizzazione latina alla fine della Repubblica, come conseguenza del gesto “fuorilegge”, e ho esaminato incidentalmente anche la questione del “vero” Rubicone dei Romani. Credo di avere fatto luce sufficiente attraverso la lettura degli antichi storici e cronisti, i notissimi Appiano, Svetonio, Plutarco con la loro fonte primaria Asinio, Pollione, amico e luogotenente di Cesare, presente al suo fianco nella fatidica notte dell’11 gennaio dell’anno 49 a.C.».

Il lodo Visconti

E il cosiddetto lodo Visconti, citato come prova della tesi per cui il Rubicone legato al nome di Cesare è l’Urgon cesenate? Garattoni fa notare che era semplicemente «un parere, questo il significato del termine “lodo”, di un podestà bolognese chiamato nel 1205 dalle due parti in causa a decidere non del vero fiume ma dei giusti confini dei territori di Rimini e Cesena, confini perennemente mutevoli per cause di guerra. È curioso che il partito dei cesenati pretendesse allora di avere il proprio confine storico al “ponte marmoreo” di Savignano, cioè al Fiumicino, e che essendo niente affatto contento del diktat del podestà Visconti continuasse poi le guerre contro Rimini».

La decisione di Mussolini

Quanto al cambio di nome disposto da Mussolini, da Savignano di Romagna a Savignano sul Rubicone, Garattoni non gli dà un gran peso: «Trovo sbagliato e ingiusto il rilievo mosso a Savignano di aver avuto riconosciuto il nome per un altro diktat moderno, quello del duce, venuto per la personale amicizia e l’appoggio politico del marchese di Bagno. Ci si dimentica che fin da fine Settecento, nelle relazioni degli studiosi e nell’opera dei massimi cartografi l’opinione prevalente era quella del Rubicone savignanese, e Mussolini non fece altro che confermarla. Piacevano molto al duce del fascismo i grandi gesti storici di poca fatica e di nessuna spesa, sempre per celebrare soprattutto se stesso. Questa è la sola parte vera della questione».

I pannelli

A proposito della recente collocazione a Case Francisconi, nella parte bassa del territorio montianese, delle targhe stradali per ricordare il lodo Visconti, il ricercatore di Savignano non fa drammi: «In fondo, non fa male a nessuno, e anzi serve a fare cultura storica per la gente, anche se con qualche interpretazione di parte. Si auspica che l’esempio sia seguito dai santarcangiolesi, con una targa stradale nei pressi del pontaccio di San Vito, che per i fautori della tesi del Rubicone riminese, è anch’esso una prova certa del Rubicone antico. Quanto a Savignano, come si sa, ha provveduto da tempo con una statua di Cesare e la segnaletica del confine della Gallia. Se però l’andazzo dovesse continuare – conclude Garattoni – qualcuno già consiglia al sindaco Giovannini di innalzare presso il ponte romano anche un grande pannello con la riproduzione della Tabula Peutingeriana, che non è il compromesso partorito da un politico locale nel caos delle fazioni guelfe e ghibelline del medioevo, ma una carta stradale di Stato di almeno mille anni prima. Perciò taglia tranquillamente la testa al toro su molte questioni, lodo Visconti e diktat di Mussolini compresi».

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