Savignano, la fotografa Ester Horvath al Sì Fest

Presenza eccezionale dal punto di vista fotografico e scientifico al 30° Si fest (10-12 settembre e nei due fine settimana successivi): Ester Horvath con la mostra “Polarnight. La più grande spezione artica di tutti i tempi” a cura di Marta Cannoni e Livia Corbò.

Il pubblico potrà addentrarsi nell’esposizione anche tramite il talk sulla mostra con la celebre fotografa ungherese e Denis Curti, l’11 settembre alle 12 in piazza Borghesi, e la visita guidata condotta dall’autrice il 12 settembre alle 15 alla sede espositiva del Monte di Pietà.

Quattro mesi in mare

Dal settembre 2019, Esther Horvath ha trascorso quasi quattro mesi a bordo della nave rompighiaccio tedesca Polarstern per documentare ogni fase di “Mosaic”, la grande spedizione promossa per raccogliere dati sull’atmosfera, l’oceano, il ghiaccio marino, l’ecosistema, i processi biogeochimici ed elaborare modelli climatici globali. Nell’Artico, l’aumento della temperatura ha superato il riscaldamento globale medio di un fattore da due a tre, determinando una rapida diminuzione dell’estensione e dello spessore del ghiaccio marino.

Unica fotografa ufficiale, Horvath ha ripreso non soltanto i momenti più significativi della ricerca scientifica, ma anche la vita quotidiana dell’equipaggio e gli straordinari paesaggi polari, lavorando spesso in condizioni quasi proibitive: a meno 45 gradi e immersa nella notte polare 24 ore su 24.

Horvath, cosa le ha trasmesso fare parte di “Mosaic” e con quale contributo ai suoi esiti scientifici?

«Durante la prima parte della spedizione, durata 3 mesi e mezzo, ero l’unica fotografa, ma poi mi hanno raggiunto altri due reporter. È stata una sensazione meravigliosa fotografare le prime misurazioni durante le notti polari. Ecco perché questa spedizione è stata così importante, per comprendere i processi nell’Oceano Artico durante il periodo invernale e per essere in grado di utilizzare i dati raccolti per condurre previsioni climatiche più precise. Mi sembrava di fotografare momenti storici, di essere parte di un lavoro scientifico importante, mai fatto prima nell’Oceano Artico centrale durante le notti polari».

Fotografare è per definizione “scrivere con la luce”. Cosa ha significato invece fotografare nell’oscurità?

«Ero ipnotizzata da tutta quella oscurità. Per me l’oscurità nera è stata la cosa più magica e mozzafiato durante questa spedizione. Sembrava di essere sulla Luna. Il cielo era nero come l’universo e il ghiaccio era grigio sotto i riflettori di Polarstern, ricordava proprio la superficie lunare. Quell’oscurità sembrava una scena di un film e non avevo mai visto niente di simile prima».

L’Artico è l’epicentro del cambiamento climatico. Quali le disastrose conseguenze?

«Con il mio lavoro documentaristico-fotografico, mi concentro principalmente sull’Oceano Artico. Dal 2016 seguo le spedizioni scientifiche “IceBird”, che esaminano lo spessore del ghiaccio e in generale monitorano i cambiamenti dell’Oceano Artico. Secondo gli scienziati, negli ultimi 20 anni il ghiaccio dell’Oceano Artico è diminuito del 20%. Le ricerche più recenti ci dicono che entro il 2035 potremmo vivere un’estate senza ghiaccio nell’Oceano Artico. Tutti dati e previsioni spaventosi».

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