Savignano: dall’archivio parrocchiale spuntano i soprannomi storici

Ricerca sui cognomi dei savignanesi nell’ultimo secolo: dall’archivio parrocchiale tornano alla luce anche i soprannomi storici.

«Riordinando l’archivio parrocchiale di Santa Lucia – riferisce Emanuele De Carli, presidente della Consulta centro di Savignano – ho ritrovato l’ultimo registro degli stati delle anime del centro del paese. Il polveroso volume è del 1911 e contiene appunti straordinari riguardanti le famiglie dell’epoca, tra cui diversi soprannomi della casate di appartenenza. La cosa più simpatica è che tanti savignanesi di oggi sono ancora chiamati con lo stesso soprannome di famiglia».

I soprannomi hanno una genesi millenaria: «Spesso i nomignoli di una casata dipendevano da una caratteristica fisica o caratteriale del capofamiglia, e ancor più frequentemente avevano origine dal cognome stesso della persona: ad esempio, la famiglia Belli di Savignano era chiamata “Blin”».

Censiti 50 soprannomi storici

«Un secolo fa il paese di Savignano iniziava dalla Madonna Rossa e terminava alla chiesa di San Rocco, nell’omonimo borgo – prosegue De Carli – I Buratti erano chiamati “Trinchet”, la famiglia Baldacci era “Nardein”, i Bertozzi erano soprannominati “Bartulein”. La famiglia Fontana era chiamata “Minestra”, i Galassi erano i “Balachin”, i Montanari i “Sciamblein”. I Garattoni di San Rocco erano i “Zavaia”, i Paolucci erano soprannominati “Montegall”. La famiglia Nanni, la stessa del futuro sindaco, era chiamata “Poni”. La numerosa famiglia Bellavista era soprannominata “Znouv”, forse perché in un dato periodo era formata da 19 membri. I Baldazzi erano i “Pirola”, i Paganelli, antipatici “a pelle”, erano chiamati “Plaza”, ovvero “pellaccia”. Togni era “Toung”, Rinaldi era “Guerra”, Ravegnini più semplicemente “Ravegnein”. I Brighi erano detti “Mularoin”, un ceppo della famiglia Magnani era chiamato “Zezar”. Pari era “Marmein”, Vittori era “Paioun”, Maioli “Lumein” e Buda “Clapleicc”. La famiglia Pepoli era quella dei “Capaner”, i Pasolini erano i “Livi”, i Talacci erano chiamati “Talacc” e i Paglierani “Carmasein”. I Ricci erano chiamati “Michelantoni”, i Vandi erano i “Pompili”, i Bracci erano soprannominati “Amati” e i Praconi “Cuvein”. I Nicolini erano chiamati “Luzien” (il loro avo Luciano ebbe 12 figli). I Ceccarelli erano i “Radeschi”, i Diana i “Burdalaich”, i Gattei (originari di Gatteo) erano chiamati “Mangajein” e i Campedelli “Zavatein”. La famiglia Pineroli era chiamata, con un’abbreviazione, “Roli”. I Placucci “Beladona”, i Della Chiesa “Duca”, un ramo della famiglia Domeniconi “Zicunjel” e l’altro “Pipetta”. Un nucleo della famiglia Nanni era chiamato “Passalaqua”, i Pompili erano i “Baraghein” e i Ronchi “Mataloina”. I membri della famiglia del nostro dottore Italo Fantozzi erano chiamati i “Bellasposa”, i Bianchini erano soprannominati “Zagarein”, i Poggi “Zampin”. I Bellani erano i “Sposarosa”, la famiglia di Andrea Semprini era soprannominata “Ducci” e un altro ramo dei Montanari erano i “Mercateli”. Alcuni dei Magnani erano chiamati “Belcul” e lascio immaginare a voi quale caratteristica dovesse avere qualcuno della famiglia. Infine, i Delvecchio erano soprannominati “Calabrega”, e anche qui occorre poca fantasia per capire il perché».

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