Savignano, chiude la cantina sociale e nasce Comitato

Non ci sarà un’altra vendemmia per la storica Cantina sociale di Savignano. Dopo decenni di attività di ritiro delle uve prodotte da circa 300 imprese dell’area del Rubicone, in gran parte piccole realtà, il Centro in via Emilia Ovest 93 verrà definitivamente chiuso a fine anno, dando seguito a una delibera approvata lo scorso giugno dal consiglio di amministrazione della “Colli Romagnoli”, di cui fa parte assieme alle altre sedi di Coriano, Faenza, Imola e Casola Valsenio.

Uno degli amministratori, il gambettolese Claudio Zoffoli, non vuole però arrendersi. Nel ruolo di presidente della Cantina fin dal 2005, aveva condotto in porto nel 2009 la fusione. Sembrava l’inizio di una nuova avventura con prospettive interessanti, e invece lo scorso mese, dopo assemblee infuocate, ha detto un sonoro no (l’unico) al bilancio, in segno di forte dissenso con la decisione di smantellare la Cantina savignanese.

Negli ultimi anni a complicare le cose c’è il fatto di essere insediati su un’area di 13.000 metri quadrati finita in mano a un curatore fallimentare, in quanto è di proprietà della società Sacchetti, travolta dalla crisi del comparto immobiliare. Ma questo, alla fine, aveva anche comportato il vantaggio di una corposa riduzione del canone d’affitto pagato. E d’altra parte si erano ipotizzate alternative concrete per mantenere comunque un punto di riferimento per i produttori d’uva nel territorio del Rubicone in qualche altro sito. Era stata, per esempio, individuata un’area di circa 6.000 metri quadrati nella zona di Badia di Montiano, dove si sarebbe potuto sviluppare un nuovo insediamento: era stato anche abbozzato un progetto da 700.000 euro, un investimento che tra l’altro – è convinto Zoffoli – si potrebbe tranquillamente dimezzare.

L’amarezza tra i soci è grande. Zoffoli spiega che hanno vissuto come «un pugno allo stomaco» la decisione di chiudere un Centro dove ultimamente vengono conferiti circa 30.000 quintali annui di uva prodotti in un’area dalle colline del quadrante sud del comprensorio cesenate fino alle propaggini più settentrionali della zona di Santarcangelo. «La deliberazione è arrivata senza preavviso alcuno, dopo anni di rassicurazioni più volte ribadite di fronte ai soci dallo stesso presidente di “Terre Cevico” (fulcro della “Colli Romagnoli”, ndr), Marco Nannetti. Si è così voluto rendere carta straccia l’accordo quadro che sottoscrissi, in qualità di presidente della “Cfr” (“Cantina Frantoio Rubicone”), con l’allora presidente faentino Silvano Dalprato, e che fu accettato e votato dall’assemblea generale dei soci della “Cfr” come atto propedeutico alla successiva fusione».

Un paio di settimane fa, Zoffoli ha lanciato un sos inviando una lettera ai sindaci di Savignano, Borghi, Sogliano, Roncofreddo, Longiano e Montiano, per avvisarli di quello che sta accadendo, sottolineando «l’immenso danno economico arrecato agli agricoltori» dei territori che amministrano. Finora non ha però ricevuto alcuna risposta. Come lamenta il silenzio di Legacoop.

Zoffoli segnala inoltre il rischio che corre la stessa “Colli Romagnoli”. Infatti «gran parte dei piccoli produttori del Rubicone cercherà altre soluzioni, perché non è pensabile che possano portare la loro uva fino a Coriano. Entro febbraio saranno costretti a prendere una decisione, perché dovranno prepararsi per tempo alla vendemmia del prossimo anno: molti si preparano a uscire dalla “Colli Romagnoli”».

Fino all’ultimo, e in particolare fino all’assemblea convocata nei primi giorni di dicembre, Claudio Zoffoli spera comunque in un «ripensamento». Ma non si fa troppe illusioni e quindi non esclude la possibilità di battere anche la strada delle azioni legali per contrastare quella che considera una decisione disastrosa e ingiusta: parecchi soci si stanno già costituendo in comitato, con l’assistenza di un avvocato.

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