Savignano, aiuti da un re e da un’eredità per l’asilo

Ricostruita la storia dell’asilo nato 155 anni fa. Emanuele De Carli, appassionato ricercatore di storia locale e presidente della Consulta del quartiere Centro storico di Savignano, ha completato una sua nuova ricerca con documenti inediti per ripercorrere la storia del “Vittorio Emanuele II”, l’asilo più antico di tutta la Valle del Rubicone. Alla metà dell’Ottocento gli asili in Italia erano molto pochi e il primo in Romagna nacque a Rimini nel 1847. «Savignano fu comunque tra i paesi dell’epoca all’avanguardia – informa De Carli – istituendo nel 1867 una scuola pre-elementare. L’iniziativa partì con la formazione nel 1867 di un comitato promotore, nel quale fu rilevante la partecipazione del conte Achille Rasponi con una grossa donazione. L’amministrazione provinciale e il Ministero dell’Istruzione contribuirono per un terzo alla formazione del capitale iniziale, anche il re Vittorio Emanuele II, al quale si sarebbe intitolato l’asilo, donò 500 lire e il Comune di Savignano, oltre a dare il proprio contributo economico, mise a disposizione il locale dell’ex convento nel Borgo San Rocco, che divenne la sede dell’asilo».

Primi passi e presidenti illustri

Il comitato promotore terminò la propria impresa presentando il 1° agosto 1867 il primo consiglio direttivo: «Era composto – prosegue De Carli – da Achille Rasponi, che fu il primo presidente, Lucio Fellini. che fu scelto come suo vice, Luigi Topi, direttore, oltre a un segretario, un cassiere e vari consiglieri». Poi, nel 1868 – prosegue il ricercatore – «con la rinuncia alla carica di Rasponi, il ruolo di presidente fu consegnato al marchese Galeazzo di Bagno, poi al conte Andrea Perticari, all’avvocato e sindaco Francesco Vendemini, a don Domenico Giorgetti e poi nel 1883 nuovamente al conte Rasponi, che passò il timone a Guglielmo Cicognani nel 1895». Il numero di alunni, nel giro di un quarto di secolo, triplicò quasi: «All’inizio erano 33, tutti maschi, e nel 1870 che vennero ammesse anche le femmine. Nel 1896, quando il conte Rasponi morì a 61 anni, gli alunni erano saliti a 86. Sappiamo che tutti i bambini indossavano un grembiule turchino, con un cappello di paglia in estate e un berretto di panno in inverno. Le bambine – aggiunge De Carli – portavano un grembiule rosso con un cappello di paglia in estate e una cuffietta di lana in inverno».

Le donazioni e la nuova sede

Dallo Statuto del 1889 risulta che l’asilo accoglieva gratuitamente i fanciulli e le fanciulle povere, dando la precedenza agli orfani. «Il successo dell’istituzione educativa è testimoniato – prosegue De Carli – dalle cospicue donazioni ricevute da vari benefattori, tra cui Maria Sapignoli, che nel 1896 lasciò il suo patrimonio valutato 14.000 lire, equivalenti a oltre 60.000 euro attuali. Nei primi anni ’40, i locali del borgo San Rocco erano diventati troppo piccoli per ospitare tutti i piccoli e fu così che venne eretta la nuova struttura accanto alla caserma dei carabinieri, nell’attuale via don Minzoni. La costruzione, ultimata nel 1944, venne praticamente distrutta durante il passaggio del fronte, pochi mesi dopo. Ristrutturato dopo la guerra, grazie alla dedizione delle suore Maestre Pie, tutt’oggi l’asilo continua ad ospitare tanti bambini, proseguendo così la sua grande opera educativa».

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