Dopo l’ennesimo episodio di furti e vandalismo a Santarcangelo, arriva lo sfogo del primo cittadino Filippo Sacchetti: “Non c’è giorno che in Italia non ci sia una segnalazione, una denuncia sui gruppi social, una voce arrivata all’orecchio che riporti di un furto o un tentato furto. In abitazioni, capanni agricoli, negozi e attività commerciali. Non si salva nessuno. E ne abbiamo avuto purtroppo riprova nuovamente questa notte con il furto di due distributori automatici di palline alla Tabaccheria all’angolo fra via Braschi e via Mazzini a Santarcangelo. In proporzione al proprio territorio, accade a tutti e dappertutto. Qualcuno ha più fortuna, perché di questo fondamentalmente si tratta, qualcuno meno. Ma in questo senso, nessuno è esentato dal problema furti. Nessuno nel nostro Paese. Nessun sindaco, di destra o di sinistra che sia, si salva. E nemmeno può sottrarsi alla rabbia più che legittima dei cittadini che nel Comune trovano la prima porta a cui rivolgersi per sfogarsi e denunciare l’accaduto. In un’escalation di emotività in cui trova spazio ogni pensiero successivo. Fino ad arrivare alla voglia di farsi giustizia da soli e alla raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sulla legittima difesa della propria abitazione. E a noi sindaci restano solo la frustrazione e un senso quasi di impotenza”.
Continua il sindaco: “Non credo che sia minimizzare il problema dire che Santarcangelo è una città sicura, che la provincia di Rimini è sicura, che l’Italia è sicura. Se lo dicono i dati è così. Ma se non ci si sente più sicuri da nessuna parte, questo impone a chi ha la competenza di garantire la sicurezza (lo Stato) di prendere questa necessità come un’emergenza nazionale. Perché la sicurezza non è una percezione, ma un diritto, servono concretezza e non slogan e chi è al Governo deve garantirla. Invece si decide di continuare a scaricare sui sindaci la soluzione e così la soluzione non può arrivare, perché noi primi cittadini da soli possiamo fare poco e niente: al massimo far passare sul territorio più macchine della Polizia locale, installare telecamere, chiedere un maggiore pattugliamento delle forze dell’ordine agli enti competenti”.
“Pochi strumenti”
Sottolinea Sacchetti: “Questi non sono strumenti sufficienti per perseguire i reati che ci stanno colpendo. Lo ha affermato ieri il sindaco di Rimini Jamil Sadhegolvaad su La7 e condivido in pieno le sue parole. Lo ha ribadito il primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri davanti alle telecamere alla presenza del ministro Matteo Salvini, che ha pensato bene di defilarsi invece che rispondere. Silvia Salis a Genova ne ha fatto un tema quotidiano del suo amministrare. Lo ripetiamo un po’ tutti, consci che non è la repressione la panacea di tutti i mali ma che non si può continuare a parlare quasi esclusivamente di sicurezza sociale. Servono azioni, misure, concretezza. Perché sicurezza vuol dire tutela delle persone più deboli e se in una città le persone hanno paura ad uscire o a frequentare certi quartieri ritenendoli zone franche sono proprio i più fragili a subire le ripercussioni maggiori. Quindi, da un lato servono prevenzione e controlli e dall’altro politiche di integrazione e di comunità e recupero di spazi e luoghi abbandonati o degradati attraverso nuove attività pubbliche e private. Ma per fare questo servono fondi che il Governo continua a tagliare agli enti locali e servono uomini che il Governo continua a tagliare alle forze dell’ordine. O comunque a non rimpiazzare. Nel 2026 si prevedono 4.500 nuove assunzioni in Polizia a fronte di 6mila agenti che andranno in pensione e gli attuali dati del fabbisogno parlano di 12mila carabinieri e 5.905 finanzieri in meno del necessario”.
“A Santarcangelo abbiamo 10 Carabinieri”
“Nei comuni più piccoli - sottolinea Sacchetti - questo lo tocchiamo con mano ogni giorno, i nostri presidi sono quelli più in sofferenza. A Santarcangelo, che è il terzo comune della provincia di Rimini, abbiamo appena 10 Carabinieri. Dieci Da qui lo sforzo in atto con un investimento da un milione e mezzo di euro per una nuova Caserma dell’Arma in grado di ospitarne di più. A Riccione, che è il secondo con circa 34.000 abitanti, ce ne sono circa il doppio, a Bellaria Igea Marina, che è il quarto con circa 20.000 abitanti, ce ne sono 11. Questi numeri fanno capire da soli come il servizio sia limitato dalla disponibilità per i turni e sia praticamente impossibile garantire un presidio 24 ore al giorno, nelle ore notturne che sono quelle più a rischio. Come poter fronteggiare così la domanda di sicurezza e fare prevenzione? Gestire denunce? Senza un investimento dello Stato in dotazioni, personale e semplificazione, le città non reggono il bisogno, che poi è il diritto, di sviluppare azioni che accrescano la qualità della vita. Ma qui, invece che accrescere, si taglia ovunque: a livello provinciale, i rinforzi estivi si sono ridotti di quasi cento unità negli ultimi anni e riguardano esclusivamente la costa, li si è limitati ai soli due mesi di luglio e agosto e non si è più in grado da diverso tempo di aprire gli storici Commissariati di Riccione e Bellaria Igea Marina. Il secondo e quarto comune. Intanto, in questi giorni, al nostro territorio vengono chiesti decine di tutori dell’ordine per le Olimpiadi Invernali di Milano/Cortina spogliando ancor più la provincia”.
“Nonostante tutto - conclude il sindaco - c’è chi riesce comunque a contrastare i crimini e a riportare un po’ di giustizia per le strade. In maniera quasi eroica per un territorio come il nostro, “stressato” durante l’estate dall’arrivo continuo di milioni di turisti da tutto il mondo. Arresti, fermi e azioni legate alle indagini hanno numeri importanti. Che non vanno sottovalutati. Perché un furto subito in 5 minuti spesso implica investigazioni lunghe mesi, come hanno dimostrato i recenti arresti a Rimini per furti e tentati furti in abitazioni e ristoranti collegati ai fatti recentemente accaduti anche a Santarcangelo e in altre parti della provincia. Ma non basta chiedere sempre lo sforzo a chi c’è. Servono come detto più risorse e più dotazioni diffuse sul territorio e, anche e soprattutto, pene certe (anche più severe) per chi delinque per evitare di ritrovarli per strada il giorno dopo: il problema non è infatti la mancanza di norme, ma la mancata esecuzione delle pene e delle misure. La sicurezza non si garantisce con la propaganda, ma con processi rapidi, pene eseguibili, espulsioni reali. È un investimento a lungo termine per il benessere del Paese e un Governo che possa garantirsi tale non dovrebbe sottovalutare l’opportunità”.