Santarcangelo, il Comune punta i piedi: “Non demoliremo il parco di Mutonia”

«Giù le mani da Mutonia»: prevalenti interessi pubblici spingono la bilancia verso il mantenimento del parco artistico. Nel gennaio 2025 il Consiglio di Stato ha stabilito che il parco artistico di Mutonia è abusivo e va demolito ribaltando una precedente decisione del Tar risalente al 2020. Una sentenza che ha colpito al cuore il villaggio e hub della Mutoid Waste Company, comunità di artisti britannici stanziata dal 1990 in un’ex cava lungo il fiume Marecchia. Da allora le principali istituzioni sono scese in trincea per difendere chi ha fatto un uso pionieristico del riciclo per finalità artistiche. L’ultimo capitolo della vicenda prende avvio dai recenti esiti della Conferenza di servizi semplificata, iniziata a gennaio, in virtù della quale il Comune di Santarcangelo «non ritiene opportuno procedere alla demolizione delle opere del parco artistico». Questo in estrema sintesi il dispositivo della delibera che sarà sottoposta al vaglio del Consiglio comunale il prossimo 19 maggio.

Levata di scudi

Una posizione, questa, condivisa dall’Emilia-Romagna che rispondendo al municipio ha ritenuto di far «verificare l’esistenza o meno di prevalenti interessi pubblici che ostino alla demolizione dell’insediamento» in ragione dei potenziali profili di valore «già rilevati dagli Uffici ministeriali e condivisi dal Settore patrimonio culturale». Come richiesto dalla Regione, sono stati coinvolti gli enti preposti alla tutela degli interessi urbanistici, culturali, paesaggistici, ambientali e di rispetto dell’assetto idrogeologico: dieci enti e sedici uffici che hanno fatto quadrato per difendere un bene identitario, apprezzato anche a livello internazionale. Pareri a cui si aggiunge quello redatto da Antonio Rocca, direttore dell’Accademia delle Belle Arti “Lorenzo da Viterbo” che sottolinea «la natura non frazionabile di Mutonia».

La Conferenza ha verificato quindi «l’assenza di motivi ostativi alla permanenza delle opere» sotto qualunque profilo «a condizione che vengano adempiute alcune prescrizioni e condizioni» non tali però da incidere sulle conclusioni raggiunte. Dello stesso avviso anche la Soprintendenza ai Beni storici, artistici e etnoantropologici di Bologna.

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