SANTARCANGELO. Il Festival di Santarcangelo 2020 causa pandemia poteva saltare e invece è stato “Fantastico” e non solo nel titolo. Premiato da un’affluenza record, con gli spettacoli tutti sempre sold out, una importante risposta della comunità locale, una partecipazione massiccia ai laboratori e ai progetti site-specific, dai bambini guidati da Claudia Castellucci nel mistico lavoro “Il trattamento delle onde” all’Orto dei Frati, agli adulti condotti sapientemente per mano da Virgilio Sieni nelle sue “Quattro lezioni sul corpo politico e la cura della distanza” in piazza Ganganelli o gioiosamente da Mara Oscar Cassiani, fino alle famiglie intervistate e coinvolte dal vivo da Zimmerfrei per “Family affair”.
L’offerta del cartellone è stata concentrata in 5 giorni ma questo non ha inficiato la ricchezza e la qualità delle proposte tutte ideate o ripensate per Santarcangelo. Artefici Enrico Casagrande e Daniela Nicolò dei Motus, direttori artistici costretti in corsa a ripensare totalmente al programma che avrebbe dovuto anche celebrare i 50 anni della manifestazione, tra le più longeve d’Italia. I due registi hanno scritto la drammaturgia del festival proprio come fosse uno spettacolo da mettere in scena, tenendo fede ai loro valori e cifra stilistica, gli stessi che li guidano nella poetica espressiva. Quattro parole su tutte per indicare il loro agire: coraggio, rigore, coerenza, modernità. Quest’ultima sta per aderenza alla realtà e spazio alle questioni emergenti che avvelenano il mondo, dal razzismo alla violenza, dalle morti nel Mediterraneo alla discriminazione di genere. Rigore perché le scelte artistiche, pur dando fiducia ai giovani, sono state sempre all’insegna della qualità a cui nessuno è sfuggito, cominciando da Davide Enia con il suo commovente “L’abisso” per ricomprendere lo sforzo di Alessandro Berti compiuto in “Black dick”, frutto di anni di ricerca e studio sul tema del razzismo. E poi Fanny & Alexander, capaci di attualizzare con originalità un tema abusato ma sempre attuale, quello del lager e del nazismo.
E ancora i Quotidiana.com con uno stralcio del loro fresco lavoro “Tabù” con cui rinnovano le tematiche nell’interazione del duo familiare. Simpatico e intelligente il coinvolgimento del Teatro Patalò e dei ragazzi del laboratorio “Let’s revolution”, ogni sera a narrare il tempo di pandemia e gli accorgimenti da tenere, oltre all’impegno su Usmaradio. Così gli allievi della non-scuola delle Albe coinvolti in un radio racconto in 5 episodi realizzato a distanza attraverso un laboratorio radiofonico online, ripensamento poetico e profetico di uno dei racconti più belli di Asimov da cui anche il titolo dell’edizione.
Da evidenziare la scelta degli spazi, tutti all’aperto con obbligo di distanziamento, sfida vinta. Le piazze, lo Sferisterio, l’Area Campana ma sopra tutti il parco Baden Pawell, rinominato “Nellospazio” con tre palchi differenti che uno dopo l’altro si animavano nell’arco della serata. Basti citare la futuristica opera “Luce” di Masque Teatro con cui, in otto minuti, nel cuore della notte, al limitare del bosco, sono stati capaci di trasportare il pubblico in un micro universo fantascientifico. Un quadro, manifesto-emblema di energia e speranza per un “Futuro fantastico” come recita il titolo di questa edizione.
E sempre lì, sulla soglia della macchia, “Tiresias” di Giorgina P/Bluemotion che dal luogo ha tratto il massimo di potenza espressiva, in una prova attorale di grandissimo spessore, compiendo un viaggio nella mitologia divenuta interprete dell’attualità. Poco prima della notte, mentre il sole tramontava sul corpo di Paola Bianchi, la sua danza si è fatta metafisica nella grande pedana bianca al centro del parco, in omaggio alla sua “Energheia”. La stessa su cui ha agito Cherish Menzo guidata da Benjiamin Kahn in “Sorry but I feel slightly disidentified” col suo corpo senza limiti di bellezza e di forza, in grado di passare in un batter di ciglia dalla potenza dei movimenti tribali alla danza tecno in un avvicendarsi di esotismo ed erotismo dai risvolti sociali e politici. Una pedana che si è liquefatta estendendosi al parco per fare spazio alle oltre trenta persone che hanno risposto alla chiamata di Cassiani che, con la dirompente autenticità della sua giovinezza, ha saputo condurle in un ballo di gruppo liberatorio e coinvolgente.
E che dire dell’ultima notte, chiusa dall’infinita energia e straordinaria padronanza del palco di Silvia Calderoni impegnata in Mdlsx, il lavoro dei Motus (dedicato per l’occasione alla compianta Sandra Angelini) che abbatte, con un dirompente mix tra realtà autobiografica e letteraria, i confini identitari. Lavoro che debuttò al festival 5 anni fa e che i Motus hanno voluto donare al pubblico, giunto in massa all’appuntamento in un abbraccio collettivo caldo e fortificante, soprattutto benaugurante per le due prossime tappe di “Santarcangelo 2050”, quella invernale e quella estiva del 2021 che i Motus si apprestano a guidare più carichi che mai.

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