Santarcangelo, sei cuochi si sfidano per rifare il “bignè di Renato”

Santarcangelo, sei cuochi si sfidano per rifare il "bignè di Renato"
Alcuni dei protagonisti di “Qui Santarcangelo”

SANTARCANGELO. «Lì si faceva una o due volte alla settimana, ma visto che in casa non avevamo il forno si andava a cuocerli al Panificio Valeri e poi, quando ha chiuso, da Casalini. Solo nel momento in cui le normative lo hanno impedito, abbiamo acquistato un forno industriale. La mamma lavorava fino alle 3 di sabato notte per prepararli e alle 4 era già lì che apriva il bar». Il bar è il Caffè Commercio o, come qualche anziano dice ancora oggi, “e café ad Renato”, e quale miglior anteprima di un progetto da film come “Qui Santarcangelo” che riproporre il suo mitico bigné e offrirlo alla città? E’ quanto accadrà lunedì mattina alle 10.30 nella piazzetta su cui si affaccia lo storico locale, dove sei fra i migliori cuochi della Romagna forniranno una loro interpretazione del dolce della domenica passato alla storia clementina e una speciale giuria contenente anche qualche discendente di Renato sceglierà quello più rispondente all’originale. Con un super giudice di famiglia pronto alla scelta decisiva in caso di discordanza fra i primi giurati, mentre i cittadini potranno godere del dolce d’altri tempi gratuitamente e in assoluta libertà.

«Ma non sarà una vera gara, non ci sarà un vincitore e alla fine non sarà neanche svelato il nome di chi ha realizzato quello indicato dalla commissione. E’ un momento pensato per omaggiare il bigné di Renato e fornire un “assaggio” dell’iniziativa che prenderà il via lunedì 4 novembre e si chiuderà lunedì 9 dicembre dopo aver raccontato la città di ieri e di oggi. Un percorso in cinque tappe attraverso la cucina, l’arte, la musica e la poesia che lascerà in eredità anche il menu identitario di Santarcangelo: il bigné scelto dalla giuria ne entrerà a far parte oltre a essere protagonista della serata del Caffè Commercio» spiega Fausto Fratti, ideatore e deus ex machina dell’iniziativa che ha letteralmente bruciato le tappe.

«I 60 abbonamenti per l’intera programmazione sono andati bruciati in una settimana. E questo non può che fare piacere a tutti, visto che l’intero ricavato del progetto sarà devoluto all’associazione Paolo Onofri che sostiene l’ospedale Franchini» rivela quindi con orgoglio. A proporre il famoso bigné saranno Paolo Bissaro della Canonica di Casteldimezzo, Claudio Di Bernardo del Grand Hotel di Rimini, Omar Casali del Maré di Cesenatico, Mariano Guardianelli di Abocar di Rimini, Massimiliano Mussoni de La Sangiovesa di Santarcangelo e Silver Succi del Quarto Piano.

La storia del bignè
A raccontarne la storia sono invece Daniela e Roberto, due dei nipoti di Renato. «Il nonno ereditò il bar dalla sorella emigrata in America, che lo aveva aperto nei primi anni del 1900 e dal 1923 lo prese in gestione insieme alla sorella Dinola. Fino ad allora faceva il falegname nel paese alto e viveva a Palazzo Cenci. E’ stata proprio Dinola, amante della pasticceria, l’inventrice del bigné negli anni ’20. A raccogliere il testimone dalla Dinola è stata poi la moglie di Renato, la Bigia. Andavamo a prenderli di sopra e lui li tagliava, gli metteva la crema e lo zucchero a velo e preparava i vassoi» raccontano in coro, svelando anche un segreto della ricetta custodita nelle stanze di famiglia: «Venivano fatti a mano e realizzati lavorando con due cucchiai, quindi erano uno diverso dell’altro. Pur essendo più grandi delle altre paste, li vendevamo però allo stesso prezzo. Nonno Renato è morto nel 1972, ma Maria Teresa ha continuato a servirli fino alla fine del 2006». Tredici anni dopo, lunedì, “Qui Santarcangelo” inizierà a riannodare i fili della storia partendo proprio dalla loro riproposizione.

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