Sant’Atagata. Tre carabinieri massacrati, il brigante a processo

Il dovere della memoria. Sarà sottoposto ad un processo storico il brigante della Valmarecchia Martignòn a 150 anni dall’eccidio di San Donato. Sugli scranni dell’accusa siederà il sostituto procuratore della Repubblica di Rimini, Davide Ercolani, mentre rappresenterà la difesa l’avvocato Piero Venturi. A presentare in anteprima la simulazione processuale patrocinata dal Comune santagatese e dal Parco delle miniere di zolfo delle Marche ed Emilia Romagna è l’ex sindaco di Sant’Agata Feltria, Franco Vicini.

«Il processo storico si terrà l’11 settembre alle 16 nella sala delle scuderie di Sant’Agata», precisa, evidenziando che le prenotazioni stanno già fioccando e che saranno proprio i 160 spettatori a formulare il verdetto di innocenza o colpevolezza per l’imputato che massacrò tre carabinieri. Aggiunge che l’idea è nata «in occasione del 150esimo anniversario dell’eccidio che ricorre quest’anno» ma riconosce che ad alimentare l’interesse intorno alla controversa figura di Martignòn ha provveduto anche la ricostruzione romanzata della vicenda intitolata “L’odore dello zolfo”» e scritta dal cultore di storia locale e punto di riferimento della Pro loco, Marco Davide Cangini.

La vicenda

Martignòn, al secolo Martino Manzi, nacque a Perticara il 15 febbraio 1836. Divenne presto capo sorvegliante delle miniere di zolfo locali, poi sergente furiere della Guardia nazionale. Ruolo che nel 1859 lo spinse a partire volontario per la seconda guerra d’indipendenza, insieme ad altri patrioti di Perticara, repubblicani come lui. Tornato nelle sua terra, per oltre due decadi tenne in pugno un’ampia zona dell’alta Valmarecchia, imbracciando la doppietta con un gruppo di sovversivi contrari alla monarchia. Ad accendere la miccia bastò la festa del 15 settembre 1872 nella frazione santagatese di San Donato. Tutto filava per il verso finché il fratello di Martignòn fu perquisito dai carabinieri ed arrestato perché in possesso di un coltello. Nella stessa notte si consumò la vendetta: tre carabinieri caddero nell’agguato finendo massacrati da una trentina di minatori, capeggiati dal loro sorvegliante. Che per due mesi si dette alla macchia, fino al tragico epilogo, quando fu ammazzato dai compagni il 19 novembre 1872 nel castagneto che da Piedimonte conduceva a Tornano. Sulla sua testa pendeva una taglia di mille lire.

I ruoli

Vicini entra nel vivo dell’evento: «Interpreterò la parte di Luigi Luchesi, allora vice pretore di Sant’Agata Feltria, invece Davide Cangini sarà il delegato di Pubblica sicurezza e Carlo Evangelisti si calerà nella figura del famoso direttore della miniera di allora. Sarà della partita l’attore Marco Pier Giulio Magnani nella parte di Martignòn, mentre a vestire i panni di Lucia Cantori, contesa da lui e un carabiniere, provvederà Francesca Viola». Alla cabina di regia l’avvocato e storico Lorenzo Valenti che sarà anche il presidente della Corte d’Assise. Così l’ex sindaco chiude il cerchio promettendo: «Cercheremo di comprendere le reali motivazioni che spinsero quasi un’intera comunità a una tale irrefrenabile sollevazione popolare». Dal canto suo Lorenzo Valenti, regista al suo 11esimo processo storico, contestualizza i fatti: «A Perticara c’era una forte comunità repubblicana che con l’Unità d’Italia venne di fatto estromessa dalla gestione della cosa pubblica». Una situazione che fece salire alle stelle il malcontento cavalcato da Martignòn a capo di 700 minatori. Ora non resta che attendere il verdetto a colpi di duelli dialettici, per fornire nuove chiavi di lettura del protagonista «che – conclude Valenti – non era un brigante ma un funzionario delle miniere coinvolto in vicende legate al suo credo politico». L’evento è accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Rimini con 3 crediti formativi.

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