Sant’Agata sul Santerno, nuova vita per la Torre dell’orologio

Una nuova vita per la Torre dell’orologio: il Comune di Sant’Agata sul Santerno, dopo un confronto con la comunità, rimette in gioco l’utilizzo e le funzioni di questo luogo simbolico candidando il progetto “Must – Museo delle storie di un tempo” al bando dedicato alla rigenerazione urbana della Regione Emilia-Romagna.

La torre è da tempo la sede dell’archivio storico, una funzione nobile che tuttavia non permette un uso comune degli spazi. La rifunzionalizzazione di questo edificio storico era già stata prospettata dal Documento unico di programmazione (Dup) pubblicato nel luglio 2021, che indicava in vari punti l’obiettivo di ripensare gli spazi della torre evidenziando la necessità di interventi di ristrutturazione e una sua rifunzionalizzazione per caratterizzare l’immobile come nuovo spazio culturale, tutto dedicato alla storia e alle testimonianze del paese.

Un progetto che ha trovato nel bando regionale la perfetta occasione: il bando, le cui candidature si sono chiuse il 30 novembre scorso, era infatti dedicato a processi di rigenerazione che prevedevano il recupero e il riuso del patrimonio pubblico (storico o di pregio) nei Comuni con meno di 60mila abitanti. Un obiettivo che, seguendo il bando, poteva essere perseguito in due modi: o attraverso interventi più circoscritti volti a mettere rapidamente a disposizione della comunità i beni interessati, oppure con la strutturale riqualificazione dell’edificio. Il Comune di Sant’Agata ha scelto la prima strada, in un’ottica di ripensamento con la comunità e sperimentazione.

Nel corso dei mesi passati è stato avviato un processo di ascolto e di confronto con la cittadinanza che ha portato alla definizione dell’idea del “Must”. Un percorso con la comunità che ha conosciuto varie fasi: osservazione online, somministrazione di questionari e interviste con saggi locali e realtà organizzate; una fase di ascolto e confronto per sviluppare una riflessione sulle potenzialità della Torre, sui possibili usi culturali e ricadute per la comunità, che ha permesso di interpretare e rinnovare quell’idea di “museo” che l’Amministrazione auspicava e prospettava nei propri strumenti programmatori. Il Must di Sant’Agata non sarà uno spazio con “racconti da museo”, ma un museo come “luogo di racconto”, con manufatti e immagini assunti letteralmente dagli abitanti per narrare con la propria voce le storie di un tempo.

“Un trébb collettivo, nella sua versione moderna – spiega il sindaco Enea Emiliani -: storytelling digitale, auditivo e visuale, animato e interattivo, partecipativo e generativo per trasmettere e connettere passato, presente e futuro di una comunità che si fa patrimoniale, dunque custode di quelle parole che sanno entrare in azione, testimoniando affetto e attenzione, promuovendo impegno e sviluppo comune”.

Narrazione e connessione sono le due tattiche che porteranno il Museo a essere dispositivo strategico per la rivitalizzazione del centro storico, attraverso un processo evolutivo con azioni materiali e immateriali che interesseranno prima la Torre e gli spazi adiacenti, poi la sua ala nord-ovest, infine il sistema di spazi pubblici del centro, per rendere la cittadella storica una vera e propria piattaforma culturale.

“Se il Museo avrà successo, aumenterà la partecipazione civica – conclude il primo cittadino -. Se ci sarà più partecipazione, aumenterà la cura degli spazi (bellezza) e delle relazioni (solidarietà). Se ci sarà più cura, aumenterà l’attrattività del luogo… E se così sarà, allora Sant’Agata sarà più vitale, più vivace e ancor più vivibile”.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui