Sant’Agata sul Santerno, dramma della povertà: “Vivo in cantina con il gatto. Sono disperata, qualcuno mi aiuti”

La sua è una di quelle storie sempre più frequenti che dovrebbero fare riflettere e, soprattutto, innescare spirito d’altruismo. A essere fortemente in pericolo è la salute di una 60enne di Sant’Agata sul Santerno che da qualche anno deve combattere con una crisi economica che mai si sarebbe aspettata, ma che in questi mesi si è acutizzata. Senza lavoro ma soprattutto senza un tetto sotto il quale dormire per evitare il rischio di congelare o morire intossicata da quel po’ di brace che è costretta a usare per scongiurare un’ipotermia.

In cantina con il gatto

Già, perché non avendo altra soluzione in questi ultimi giorni ha trovato riparo in una specie di cantina che condivide col gatto. Col felino condivide anche la lettiera, perché dove si trovano non c’è nulla: acqua, luce e servizi. Atroce da leggere nel 2021? Certo, ma molto peggio da viverlo. D’altronde lei è un’invisibile, ma cosa succederebbe se decidesse di trovare riparo sotto al porticato del Pavaglione di Lugo, dal materasso improvvisato al salotto buono? Forse qualcuno la aiuterebbe perché “brutto da vedere”.

Tuttavia nel piccolo comune di Sant’Agata non ci sono le vie dello shopping natalizio e nemmeno i porticati; questa donna una macchina non ce l’ha e nemmeno un’alternativa. Quando decide di raccontarci la sua storia è dignitosamente piena di rancore: nel paese la conoscono in molti e altrettanti stanno cercando di aiutarla, ammesso che voglia farsi aiutare. Non vuole apparire, ma non per vergogna, e preferisce un tenue anonimato.

«Sono disperata e ho chiesto al Comune solo la possibilità di un alloggio popolare – racconta la donna -. Mi sembra sia un po’ la guerra dei poveri, non è possibile che ci sia chi occupa questi spazi pur non avendone i requisiti. Lo sto pubblicamente denunciando, perché ne sono certa».

Di certo in realtà c’è solo che questa è la sua versione e la sua visione. Altrettanto certo è che a Sant’Agata non si sono mai registrati casi così delicati. Nello sfogo della donna c’è molto sconforto, il frutto di una situazione drammatica che a volte le fa scappare anche qualche parola di troppo, magari un po’ ingiusta.

Due secchi come toilette

«Il mio bagno è composto da due secchi – continua senza poter trattenere le lacrime – ma voglio resistere, non posso mollare. Non ho più nulla, mangio delle scatolette e tiro avanti con quel poco che prendo del reddito di cittadinanza. Tuttavia un piatto da mangiare lo troverò sempre, ma non posso sopravvivere senza un tetto sopra la testa, e in queste condizioni non so come fare».

Un lavoro, peraltro, non ce l’ha più però si adeguerebbe a fare di tutto anche se alla sua età è quasi una chimera, proprio come quelle quattro mura che vorrebbe. Sarebbe anche disposta a trasferirsi in un altro comune della Bassa Romagna.

Per ora deve accontentarsi di questo appello al sindaco di Sant’Agata Enea Emiliani che, raggiunto telefonicamente, assicura il massimo impegno dei servizi sociali a cui chiederà anche un quadro esatto della situazione, garantendo che come qualsiasi altro caso verrà trattato con la massima professionalità.

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