Sant’Agata, polpette avvelenate uccidono un cane, un altro salvo per miracolo

Mai avrebbe immaginato che quella consueta passeggiata che ogni mattina faceva con la sua cagnolina sarebbe diventata un incubo. E invece così è stato. Marisa Dalle Vacche, una settantenne che vive a Sant’Agata sul Santerno, ha visto morire agonizzante la sua Kora, un incrocio tra un chihuahua e un pinscher di nemmeno 4 anni che la donna aveva da sempre. Probabilmente il vile gesto di un avvelenatore, ma questo si saprà con certezza solo tra qualche settimana. Ad ucciderla infatti, nella giornata di Ferragosto, dovrebbe essere stata una polpetta che l’animale ha trovato nei pressi di un albero lungo via Baccarini, il viale della stazione di Sant’Agata, a poche decine di metri dall’abitazione della sua proprietaria.
«Una scena straziante»
«Ho visto che stava mettendo qualcosa in bocca e gliel’ho calciato via – racconta ancora addolorata Marisa – e poi ci siamo diretti verso il bar. Dopo nemmeno una ventina di minuti Kora ha cominciato a tremare tutta, come fossero convulsioni. Da lì ha iniziato a fuoriuscire dalla bocca della schiuma e poi del vomito. Una scena straziante. Io non sapevo cosa fare e come aiutarla. Ho chiamato subito la clinica veterinaria, ma per lei non c’era più nulla da fare. È rimasta lì per terra, stesa su di un fianco come faceva quando dormiva. Ma questa volta non si è più svegliata».

Nulla ha potuto quella cagnolina di nemmeno 4 chili contro la tossicità di quel boccone.

«Tutti i giorni piango e penso a Kora – aggiunge commossa –, troppo piccola per morire così. Non riesco a farmene una ragione e a cancellare dalla mente quegli attimi. Non credevo potessero esistere persone tanto malvagie».

La donna ha capito subito cosa poteva essere successo e ha deciso di procedere all’autopsia della cagnolina, i cui esiti verranno comunicati solo tra una quindicina di giorni. I sintomi e le tempistiche – come confermano in via ufficiosa alcuni veterinari – sono quelli tipici dell’avvelenamento.
«Ha rischiato di morire»
A conferma di questa ipotesi c’è un secondo caso analogo.
In quegli stessi minuti infatti un altro cane aveva ingurgitato uno di quei bocconi tanto appetitosi quanto letali. I rispettivi padroni, tutti residenti nelle adiacenze, si sono addirittura incrociati lungo quel viale.

«Anche la nostra Zoe ha rischiato di morire – racconta Ilaria Turrini riferendosi al proprio labrador di nemmeno due anni – ma la sua stazza, poco più di una ventina di chili, e la corsa disperata alla clinica veterinaria l’hanno salvata. Dopo aver mangiato qualcosa a ridosso di quegli alberi, anche lei ha cominciato ad avere un tremore incontrollabile: cadeva per terra senza potersi rialzare. Subito abbiamo pensato a un colpo di calore e l’abbiamo rinfrescata con dell’acqua. Tutto inutile. Il tremore è aumentato trasformandosi in convulsioni, ha iniziato a sbavare e vomitare, poi è arrivata la diarrea. A quel punto era chiaro che ci stava morendo davanti agli occhi».

«Abbiamo contattato alcune cliniche veterinarie e siamo partite di corsa – spiega -. Nel tragitto Zoe è svenuta due volte e i sintomi si aggravavano. Non aveva molte speranze però ce l’ha fatta. Dopo alcuni giorni di degenza in prognosi riservata oggi è qui a casa con noi. Ancora molto debole e impaurita, ma il peggio sembra essere passato. Ci hanno detto che aveva febbre altissima e cuore alle stelle».
Sopralluogo della Polizia Locale
La gravità dell’accaduto, peraltro, ha indotto Ilaria a inoltrare subito una segnalazione alla Polizia Locale della Bassa Romagna, che ha permesso agli agenti di effettuare un sopralluogo e affiggere una serie di cartelli precauzionali per scongiurare altri episodi.

E c’è anche un terzo caso. Nel pomeriggio di quel tragico Ferragosto, un meticcio che aveva mangiato qualcosa nello stesso viale è stato portato disperatamente in un centro specializzato e salvato per miracolo. Troppi casi ravvicinati, nel giro di poche ore e altrettante decine di metri.

Nel vicinato c’è chi, senza comunque avere nessun riscontro oggettivo, punta l’indice verso qualche “delinquente mascherato da tartufaio” che pur di tener lontani altri cani dai “suoi punti” farebbe di tutto. Certamente in quel viale sono presenti dei tigli, potenzialmente associabili al tartufo, ma è anche vero che la stagione per poterlo cercare si apre il 15 settembre. Peraltro la prolungata siccità non potrebbe mai anticipare di un mese il periodo propizio.

L’esito dell’autopsia sulla cagnolina Kora potrebbe confermare quello che ormai appare scontato e far scattare una serie di denunce volte a dare un nome e un volto all’avvelenatore.

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