Sanremo, Cavazzoni incita gli Extraliscio

Ve li raccomando gli Extraliscio, anche conoscerli di persona, uno per uno; oltre che fare il liscio sono davvero anche extra. A Mirco Mariani ogni tanto, prima o poi, gli prende la ridarola, mentre canta sul palco davanti a mille persone, è successo, non me lo invento, basta avere pazienza e aspettare. Quando toccava a lui cantare, gli veniva da ridere, per chiunque altro sarebbe un guaio, cantava in duo con Baby Moira, ma quando stava per dire la prima sillaba, gli veniva in mente che non doveva ridere, i cantanti non possono ridere, assolutamente, e allora mentre l’orchestra andava avanti, lui si piegava in due per trattenersi, ed era peggio, era come una convulsione, col microfono in mano, aveva un riso afono, cercava di ricomporsi, poi quando la musica gli dava di nuovo il tempo d’attacco per agganciarsi, proprio per questo, per questo invito, gli partiva di nuovo la ridarola, ma il bello è che era una ridarola tutta musicale, cioè non sgraziata, e il pubblico credeva fosse così la canzone, che il cantante fosse così disperato che non gli rimaneva che ridere, per cui molti ridevano con spirito di condivisione, poi hanno applaudito, perché non si scoraggiasse e la canzone andasse avanti.

Era una canzone d’amore, un po’ disperata, dove non ci sarebbe stato niente da ridere, però è diventato uno spettacolo, devo dire molto aggraziato e controcorrente, ci fosse stato un regista non sarebbe riuscito così perfetto, Mirco quando lo prende la musica potrebbe sia ridere, che piangere, saltare, fare acrobazie, fare un nitrito, fare lo struzzo o l’automobilista che cambia marcia e insegue Moreno Conficconi, sarebbe sempre in armonia, col vento della musica che lo sostiene.

Mauro Ferrara è l’opposto, per questo si integrano e si completano; Mauro è un virtuoso del canto, invece dell’orchestra potrebbe accompagnarlo il motore di un vecchio trattore, i sibili di una fonderia, o la sirena della polizia, o il risucchio di un lavandino, lui continuerebbe imperterrito e perfetto la sua canzone, coi gesti adeguati, le note di petto, la faccia senza età, per questo Mirco gli va addosso, lo spinge, lo tormenta, per farlo sbagliare, ma non c’è verso, anche cadesse giù dal palco o lo buttassero da un aereo senza paracadute, Mauro continuerebbe nella sua perfezione ammirevole, e anche cadesse alla fine in un pagliaio, rimbalzando non si incrinerebbe l’acuto finale, se un acuto ci deve essere. Si ipotizza abbia un disco 45 giri dentro la testa, o una particolare struttura sinaptica che lo guida come un binario, e in entrambi i casi è una meraviglia sentirlo.

Moreno il Biondo è il capo orchestra, e ci vuole, se no il punk non riuscirebbe a stare insieme col liscio. Il suo clarinetto miracoloso forma la bolla che amalgama tutto; non mi stupirei di vederlo vestito di verde come un fauno dei boschi che si tira dietro gli animali selvatici, e dopo un po’ anche i domestici, le galline, le anatre, le oche ipnotizzate, e poi anche gli alberi e i sassi, tutti dietro, si metterebbero anche loro a cantare, e se non proprio a cantare, che per i sassi è un po’ dura, si metterebbero però almeno a saltellare per fargli da nacchere, maracas, kalimbas, cioè una batteria arrangiata extraliscia.

Tutto questo lo dico senza esagerazioni, perché se esagerassi direi che forse, con una certa probabilità, da una serie di piccoli indizi (le loro facce astrali ad esempio), direi forse che sono marziani, anzi, che vengono da una luna di Saturno, o di Giove, magari da Ganimede, o da Amaltea, che ha una forma inedita, irregolare e color dello zolfo; anzi no, da Imalia, che tra le lune di Giove ha la massima eccentricità orbitale, 27,496 gradi, circa; che, con tutto il rispetto, è anche la loro.

*scrittore

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