Sanità, i sindacati: fare il punto sulla rete oncologica in Romagna

Sanità, i sindacati: fare il punto sulla rete oncologica in Romagna

FORLI’. Cgil e Uil dei territori di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini e Cisl Romagna hanno inviato una richiesta di incontro alla Conferenza territoriale sociale e sanitaria (Ctss) per riprendere il confronto all’indomani dell’elezione del nuovo Ufficio di Presidenza. L’appuntamento sarà utile, in prima istanza, per fare il punto sulla rete oncologica romagnola che, in virtù del progetto approvato dalla Conferenza il 30 gennaio del 2017, prevede compiti e funzioni distinti ma integrati per l’Ausl Romagna e l’Istituto romagnolo per lo studio e la cura dei tumori (Irst) di Meldola. In occasione della discussione di quel progetto, i sindacati apprezzarono il progressivo incremento della quota di capitale pubblico in Irst, auspicando che fosse presupposto di un percorso per una soluzione che, superando l’impianto iniziale, potesse evolvere verso la totale gestione pubblica, in omogeneità con altri istituti simili presenti nella regione. “Nell’alveo di questo percorso si collocano anche i processi che hanno riguardato il riconoscimento dello status giuridico del personale dell’Irst, per una piena interscambiabilità con gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale – spiega una nota dei tre sindacati -. Ora, a oltre due anni dall’approvazione del progetto, Cgil, Cisl e Uil colgono diversi segnali di difficoltà nella pratica realizzazione di quanto concordato. Ritengono, quindi, necessario avviare in tempi brevi un confronto volto a valutarne lo stato di avanzamento e a esaminare le criticità riscontrate, riproponendo le proprie priorità. La rete oncologica deve rimanere parte integrante della programmazione espressa dalla Ctss e deve rispondere in modo flessibile alle esigenze dei territori. Le funzioni di cura, di assistenza e di diagnostica devono rimanere prevalentemente affidate all’Ausl Romagna e quelle di ricerca all’Irst, valorizzando così le diverse priorità di ognuno dei due soggetti. Vanno definite con chiarezza le forme di remunerazione reciproche, superando l’uso e il riferimento delle tariffe prestazionali, in modo da rendere perfettamente trasparente il finanziamento dell’intera rete oncologica, in una logica di massimizzazione dell’efficacia delle risorse destinate e per far sì che nelle transazioni fra un soggetto e l’altro non si generino costi aggiuntivi sottraendo risorse alle risposte per i cittadini. Va mantenuta una flessibilità organizzativa tale da consentire l’individuazione e la percorribilità di altre forme di integrazione, qualora dovessero rilevarsi delle criticità. Infine va salvaguardata la piena integrazione degli interventi previsti dalla rete oncologica, fra i diversi soggetti erogatori e va mantenuto saldo il rapporto con le altre specializzazioni offerte dai presidi ospedalieri e dalle strutture territoriali dell’Ausl”.

Argomenti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *