Sanità, la sfida dell’Emilia-Romagna: massimo 6 ore in pronto soccorso

Sanità, la sfida dell'Emilia-Romagna: massimo 6 ore in pronto soccorso

BOLOGNA. Limite massimo di sei ore per la permanenza in Pronto soccorso. Un quarto codice, di colore blu, oltre ai tre attuali per scremare meglio i casi di bassa e media gravità. Circa 130 nuove assunzioni tra medici, infermieri e operatori, con un investimento di sette milioni di euro. Così l’Emilia-Romagna si prepara a lanciare “la terza sfida, dopo l’abbattimento delle liste d’attesa per gli esami specialistici e per i ricoveri chirurgici”. Ovvero, riuscire a ridurre i tempi dei pazienti in Pronto soccorso. L’obiettivo della Giunta è riuscirci nel giro di 12 mesi, come spiegano il presidente Stefano Bonaccini e l’assessore alla Sanità, Sergio Venturi. Il piano e’ stato presentato oggi in Regione sia in conferenza stampa sia in occasione di un convegno dedicato agli operatori del settore.
In Emilia-Romagna gli accessi al Pronto soccorso sono in crescita negli ultimi anni: si e’ passati da 1,87 milioni nel 2016 a 1,9 milioni nel 2018. Ad oggi, circa l’85% dei casi si conclude in media in meno di sei ore tra accesso, registrazione del paziente, valutazione e uscita (ricovero, trasferimento in altra struttura o ritorno a casa). La Regione ha deciso dunque di fissare l’asticella a sei ore per tutti. “Siamo gli unici a prevedere questi standard- sottolinea Venturi- a livello nazionale e’ in discussione da tempo il limite delle otto ore. Quindi facciamo una scommessa robusta, che vogliamo vincere”. Per garantire il tetto delle sei ore, la Regione assumerà dunque personale in più. Anche per questo, con un emendamento al decreto Calabria in discussione in Parlamento, è stato chiesto al Governo di agevolare le assunzioni anche degli specializzandi all’ultimo anno, per far fronte alle difficoltà di reclutamento.

Della “piccola rivoluzione” dei Pronto soccorso studiata dall’Emilia-Romagna, fa parte anche l’istituzione del nuovo codice blu. In questo modo, spiega Licia Petropulacos, direttore generale della Sanità in Regione, “andiamo a risolvere la grande differenza di casi all’interno dei codici verdi”. A livello organizzativo, quindi, vengono istituiti tre percorsi divisi per complessità: alta (codici rossi), media (gialli e verdi), bassa (blu e bianchi). Saranno inoltre potenziati tutti i processi all’interno dell’ospedale a supporto del Pronto soccorso: consulenze, indagini di laboratorio, radiologie e percorsi specialistici (i cosiddetti ‘fast track’).
In parallelo, la Regione ha definito anche alcuni standard architettonici per i futuri Pronto soccorso da realizzare o riqualificare. “Abbiamo bisogno di spazi più ampi – spiega Venturi – per garantire privacy e dignità ai pazienti”. Il modello di riferimento, spiega l’assessore, è il Pronto soccorso del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, pur essendo anche in quel caso “non del tutto sufficiente”. I primi esempi si potranno vedere, tra qualche anno, quando saranno realizzati i nuovi progetti a Piacenza, Carpi e Cesena. Anche per i lavori in avvio a Modena, Bentivoglio, Castelnovo ne’ Monti, Borgotaro e Delta del Po’ la Regione ha chiesto alle Ausl di essere “il più possibile aderenti” ai nuovi standard. “Abbiamo bisogno di migliorare sempre la qualità dei nostri servizi – afferma Bonaccini – dai Pronto socccorso si vede anche il livello di civiltà di un territorio”. Secondo il presidente, la soglia delle sei ore “e’ importante anche a livello psicologico” per i pazienti. Quanto agli operatori, secondo Bonaccini “dovremo parlare con sindacati e Governo per prevedere una premialità per i medici di emergenza, che fanno un lavoro usurante”.

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