Sanità Emilia-Romagna, scontro fra infermieri e medici sulla riforma

BOLOGNA. Nello scontro in atto in Emilia-Romagna tra i sindacati dei medici e la Regione intervengono ora gli infermieri per difendere la proposta di legge della Giunta Bonaccini, che vuole istituire nelle Ausl la nuova figura del direttore assistenziale. Una proposta sostenuta anche dal coordinamento regionale e dalla Federazione nazionale degli Ordini infermieristici, che criticano aspramente la controparte medica. “Spiace vedere che chi finora ha operato in team per far fronte all’emergenza- attacca il coordinamento regionale degli infermieri– consideri la direzione assistenziale come uno strumento per la creazione di ‘nuove poltrone’ e che si confonda e non si comprenda il suo ruolo, immaginando che possa svolgere funzioni di diagnosi e cura”. Il direttore assistenziale, invece, “rafforza la governance dei processi organizzativi garantendo una più compiuta visione d’insieme, capace di valorizzare tutte le professionalità presenti, generando una maggior capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini”. Dunque, insistono gli infermieri dell’Emilia-Romagna, “nulla a che fare con altre professioni con le quali opera in un team multidisciplinare e rispetto alle quali affianca il direttore sanitario che deve occuparsi di altro”. Ma soprattutto, insiste l’Ordine, “spiace constatare che in un momento storico come quello attuale non si comprenda che il Pnrr, per non fallire i suoi obiettivi, deve basare il suo risultato sulla multi-professionalità, che non può essere soggetta a gerarchie acquisite. Nell’equipe deve esserci un team leader che rappresenta la professione prevalente, quella che risponde al bisogno prioritario in base alla situazione che si presenta sul territorio, sia essa sociale, clinica e assistenziale con assistenti sociali, medici e infermieri, in un team davvero multiprofessionale e senza gerarchie o posizioni di privilegio”.

Il direttore assistenziale, continua il coordinamento degli Ordini degli infermieri dell’Emilia-Romagna, “partecipa insieme agli altri direttori al perseguimento degli obiettivi e alla mission aziendale, definendo strategie di governo delle professioni sanitarie che rappresentano in regione l’82% circa del personale dipendente e che ha la responsabilità dell’assistenza non solo nelle strutture ospedaliere, ma anche nei contesti territoriali e domiciliari, in un momento nel quale la presa in carico dei bisogni di salute dei cittadini e l’educazione alla salute ricoprono un ruolo fondamentale nella gestione dell’emergenza pandemica e del piano vaccinale”. La nuova organizzazione pensata dalla Regione, dunque, “permette di gestire le risorse e le loro potenzialità- sostengono gli infermieri- a servizio dei bisogni assistenziali della popolazione. Si aggiunge così una nuova opportunità per i cittadini e per i professionisti che per il loro mandato professionale sono i più vicini a dove nasce il bisogno di salute e ciò si è dimostrato primario anche nella pandemia. La capacità di gestirla da parte di professionisti competenti ha spesso fatto la differenza in termini di maggior possibilità e appropriatezza di risposta”. Il territorio e la domiciliarità, continua l’Ordine, “hanno necessità di una visione diversa per la loro gestione ottimale ed è esattamente quella che può dare il direttore assistenziale, non disgiunto dallo staff della direzione aziendale, ma integrato in questa per tutti gli aspetti che riguardano il territorio e che altre figure già esistenti oggi hanno mostrato di non poter organizzare e governare”.

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