Sangue ossigenato fuori dal corpo: salvato in extremis dal Covid

«Quando sembrava in punto di morte ci ha detto che gli serviva un lavoro, che doveva trovarlo». Giuseppe Nardi, il primario del reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Infermi, racconta la storia singolare di un paziente sopravvissuto al Covid solo grazie alla terapia estrema ricevuta grazie all’Ecmo, il macchinario che permette di ossigenare il sangue estraendolo dal corpo. «L’ultima chance per vivere», mette in chiaro Nardi. E negli ultimi secondi prima di essere intubato, Edo Solomon, 46 anni, cittadino faentino di origine nigeriana, ha espresso la sua necessità di trovare un lavoro. Dopo 11 giorni di Ecmo, Edo ce l’ha fatta, è tornato alla vita, e anche alla ricerca di un impiego.

L’ultima chance

Prima di intubarlo, – racconta Nardi – gli abbiamo detto che una volta guariti i polmoni un lavoro glielo avremmo trovato noi medici». Tuttavia, l’urgenza di sottoporre Edo alle cure iper intensive che gli hanno salvato la vita ha offuscato ogni altro pensiero o necessità. «Se non avessimo avuto a disposizione l’Ecmo, Edo non ce l’avrebbe fatta. Il macchinario, che è veramente ottimo, ce l’ha donato la Banca Valmarecchia – ricorda Nardi – e rappresenta l’ultima speranza per persone che, come Edo, hanno meno di 60 anni ed escludendo il Covid sono in buona salute». Chi è più anziano o ha altre patologie, spiega Nardi, «non potrebbe sopportare un trattamento del genere: si tratta di far fuoriuscire il sangue dal corpo e farlo ossigenare dalla macchina, sotto il costante controllo di un medico specificamente dedicato».

Il lavoro dov’è?

Con il passare dei giorni, l’equipe di medici e infermieri impegnata a strappare alla morte più persone possibili aveva dimenticato la «promessa» fatta a Edo. Edo, invece, per tutto quel tempo l’ha tenuta bene a mente. «Qualche giorno fa è venuto a trovarci – dice il medico, sollevato per le sorti del paziente che versava in condizioni disperate – da solo, con le sue gambe, insomma si è ripreso. Ci ha ringraziato e abbracciato in modo figurato, ovviamente, e poi a un certo momento ci ha chiesto: “E il mio lavoro?”». A quel punto, racconta Nardi, «ci sono venute in mente le parole dette quando lui era praticamente in punto di morte, e abbiamo iniziato a pensare ai nostri contatti per aiutare Edo a trovare un lavoro».

«Non sono forte forte»

Ormai ristabilito dopo la lunga e strenua battaglia contro il Covid-19, Edo Solomon è tornato alla carica, determinato a trovare un impiego il prima possibile. «Va bene qualunque lavoro, – dice l’uomo attualmente residente a Faenza – l’unica cosa è che ancora non sono proprio “forte forte”».

Edo spiega di essere in Italia, dove risiede regolarmente, da 11 anni, e di aver svolto nel passato diverse tipologie di mansioni. «Ho lavorato nell’agricoltura – racconta, spiegando di avere moglie e figli in Nigeria – ho fatto il falegname e anche i lavori domestici in casa, aiutando gli anziani e occupandomi di giardinaggio». Anche se incalzato, il 46enne ribadisce di non avere preferenze: «Va bene qualunque cosa, basta che sia un lavoro. Sono mesi che cerco e non trovo. Aiutatemi».

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