Sangiovese e Albana, anteprima romagnola a “Vini ad arte”

Stagioni sempre più calde, annate sempre più imprevedibili. Quella 2021 per la Romagna è stata segnata da un inverno piovoso e da un’estate secca e caldissima. Risultato: maturazioni anticipate, concentrazione e quantità in calo, ad esempio per il vitigno di punta, il Sangiovese, ma lo stesso si può dire per Albana e Trebbiano. In calo a macchia di leopardo: tra il 20% e il 30% in collina, molto meno, intorno al 5%, in pianura.

Ma la novella 2021 non è stata la sola protagonista dell’ultima edizione di “Vini ad arte”, il press tour di ben tre giorni riservato a giornalisti nazionali e internazionali (una ventina), aperto nella mattinata finale di degustazione tecnica anche alla stampa locale. Fra le 156 etichette in degustazione, mancanti purtroppo come sempre diversi nomi di punta dell’enologia nostrana, debuttavano anche i sangiovese riserva 2019, e una serie di etichette di annata 2017 e 2016.

Albana 2021

Molte certezze, pochi guizzi. Il che può essere un dato positivo: la qualità del bianco bandiera della Romagna enologica consolida la propria caratura qualitativa. Le certezze sono le etichette che ogni anno mietono consenso anche di critica, oltre che di mercato, in testa Vitalba e Vigna Rocca di Tre Monti di Imola, e sempre da Imola Gioja di Giovannini. “A” di Monticino Rosso si conferma, è invece un po’ più debole del solito, ma potrebbe servire un altro po’ di bottiglia a stabilizzare sorso e conseguente giudizio, per il celebre Codronchio. Sempre in zona si difendono bene le etichette di Poderi delle Rocche “Drusiana”, in crescita, e Merlotta “I fondatori”, insieme al dozzese Branchini. Spicca il territorio nelle albane di Mercato Saraceno a firma Tenuta Santa Lucia, “Albarara”, e Tenuta Casali, “Valleripa”, sapide e gradevolmente taglienti. Da Bertinoro arrotondano il sorso la dorata Cleonice di Fiorentini e I Croppi di Celli. Si affaccia sulla scena poi una piacevole novità dal nome che evoca titoli “wertmulleriani”, è la nuovissima “Alle dodici a Monte Tondo” di Terre della Rocca, progetto agricolo della Banca di Bologna a Riolo Terme curata dalla triade Francesco Bordini, Giorgio Melandri e Francesco Marchi. Elegante, senza ruffianerie, un grado zuccherino accentuato figlio dell’annata e non modificato artificialmente. Ah, alle 12 a Monte Tondo ogni giorno esplode una mina nella cava di gesso a monte della nuova grande vigna che per ora contribuisce solo in parte al prodotto.

Sangiovese 2021

Ce n’è meno del solito? Occhio a non finirlo troppo in fretta, perché l’annata contrassegnata dalla stessa estate calda e siccitosa ha dato sì ricchezza di estratto e alcol, ma non manca una buona propensione all’invecchiamento e col tempo potrebbero arrivare ulteriori buone sorprese. Intanto ci sono una stragrande maggioranza di etichette “nate pronte” che garantiscono un bel bere fin da adesso. Solo qualche segnalazione di chi ci ha colpito al primo sorso, in particolare tre zone che poi catturano l’attenzione anche nel prosieguo delle annate: Predappio, Marzeno, Modigliana. Forse qualcosa di più ci si aspettava da Brisighella e anche da Bertinoro. In quel di Predappio, appunto, Noelia Ricci sforna un Sangiovese, Vespa in etichetta, invogliante da ogni punto di vista e se questa è la linea di punta di casa Pandolfa, anche le etichette base come il Federico sono altrettanto piacevoli e ben riuscite. Una certezza: Le Tre Rocche di Nicolucci. A Modigliana l’annata è meno sottile del solito, il perché è stato detto, ma i profumi della terra e del bosco si fondono con frutti che schioccano al sorso. Sui Ronchi di Castelluccio i fratelli Rametta riportano ai fasti delle origini un sangiovese icona come Le More. A Marzeno, invece, Ca’ di Sopra convince ancora cuna volta con Crepe, ma le sorprese vere arrivano con i cru delle annate precedenti.

Sangiovese 2020

Quanti l’avevano già detto un anno fa? Praticamente tutti: l’annata 2020 ha avuto un altro passo, sarà una delle più belle. Soddisfazioni alla degustazione del Consorzio vini di Romagna ne ha date più di una.

Quindi si torna a Predappio. L’eleganza dei sangiovesi di Chiara Condello a cominciare dal vino che porta il suo nome non è più una sorpresa: frutto suadente, tannino piacevole, equilibrio, promesse di longevità. Un colpo di fulmine per naso e palato è il Godenza 2020 di Noelia Ricci, sempre Predappio, frutti, terra, complessità, tannini che sembrano un sofà di velluto, le ha tutte. Da Modigliana ancora Ronchi di Castelluccio con la new entry “Buco del prete”, da una vigna più a valle di quelle storiche, che per ora acchiappa un poco di più del “nonno” coi galloni Ronco dei ciliegi, con un naso di frutti rossi e giaggioli, un sorso fitto di sostanza ma scorrevole. Dalle stesse colline spicca per piacevolezza di beva il “Poderi delle rose” di Agrintesa, altrettanto floreale e in un certo senso gioioso il Vigna Beccaccia di Villa Papiano.

Si difendono bene i vini dei Gessi, anche in rosso, da una zona rimasta finora anonima, quella di Riolo Terme, con La Furha del Basino, più convincente del Trinzano, entrambi di Terre della Rocca. Sostanza e corpo li garantiscono il Colombarone e In terra Rosso di Tenuta La Viola, dalle uve delle vigne vista Bertinoro. La potenza è del forlivese anche nel Notturno di Drei Donà, pieno un po’ old style nonostante gli alleggerimenti, come il Pruno 2018, ma se il legno ci sta bene, ci sta. Come accade nel Baruccia di Tenuta Casali, in cui Silvia Casali sembra aver trovato l’amalgama perfetto. Emergente il Riminese: i vini della cantina sociale Rocche Malatestiane I Diavoli e Tre Miracoli sono brillanti e di piacevole beva anche se il territorio limita la freschezza, Caciara di Enio Ottaviani scatta molto meglio di una annata fa.

Sangiovese 2019

Largo alle riserve, dopo qualche anno di giovanilismo spinto, anche nelle preferenze delle guide, la Romagna rimette al loro posto i vini con un poco di anni in più sulle spalle, guadagna autorevolezza, senza tornare agli appesantimenti del passato. A costo di essere ripetitivi Predappio emerge ancora. Una mano modiglianese come quella di Francesco Bordini di Villa Papiano dalla vigna in affitto vista spungone estrae un Prè 2020, alle spalle ne avevamo conosciuta ufficialmente solo un’altra annata, che lascia a bocca aperta. Colore più scarico dei predappiesi usuali, un frutto che colpisce al naso per complessità di evoluzione e speziature. Il tannino è tutt’altro che greve, definirlo sottile forse è azzardato, presumere longevità forse il minimo che si possa fare. Non ce ne voglia comunque il modiglianese Bordini, gioca decisamente bene anche in casa con Vigna Probi, una spremuta di bosco e freschezza. Intanto se Chiara Condello illumina leggiadra con Le Lucciole, Fattoria Nicolucci cala l’asso Vigna del generale, che di secondo nome fa “Predappio di Predappio”, nessun imbarazzo a mostrare una potenza che però non prevarica la piacevolezza, idem per il Vigna del Generale rosso datato 2016. Poi arrivano i due fuoriclasse di Ca’ di Sopra, sottozona Marzeno, Faentino. È come se si avvertisse la concentrazione del vignaiolo Giacomo Montanari sul Vigna Montale che sprigiona un naso di frutti rossi e viole e un tannino avvolgente ed elegante. Fa ancora meglio con l’altro cru, il Ca’ del Rosso, evoluto, complesso, austero, una bottiglia da mettere certamente in cantina. Lo stesso territorio di Marzeno e la sapienza della vignaiola Maria Cristina Geminiani marcano anche il Monografia 2 di Fattoria Zerbina, ma qui siamo già nel 2017.

La carrellata certamente non è esaustiva, sono solo i colpi di fulmine, quei sorsi più facili da decifrare all’impronta. Il che è un po’ come dire che ormai si è come delineata una squadra: ci sono nomi che sono una garanzia, etichette che hanno generato attesa e che raramente deludono. La Romagna è diventata adulta, specie fra i piccoli e medi produttori, almeno questo sappiamo di quelli che approfittano della vetrina del Consorzio. Ma lo abbiamo detto e stradetto: non sono la totalità delle cantine che operano sul territorio, la Romagna del vino che merita di essere conosciuto si è allargata.

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