FAENZA. Un “piano Marshall” per la musica e per sostenere le aziende che investono nel settore. È quanto chiede il Mei, il Meeting degli Indipendenti, attraverso il patron Giordano Sangiorgi. Che sottolinea come sia stato importante l’intervento di alcuni grandi nomi del mondo della musica: <Grazie anche all’intervento di alcuni big, che hanno smosso l’ambiente, c’è ora una maggiore attenzione verso il settore dello spettacolo dal vivo, in particolare sulla musica. Il nostro settore c’è, viene citato, è vivo e vegeto>. Dopo il dl Cura Italia è arrivato il dl Rilancio. C’era la convinzione, spiega Sangiorgi, che dopo il primo decreto il secondo <riparasse al fatto che nel Cura Italia non sono presenti in maniera esplicita sostegni a coloro fanno muovere il motore dell’economia della musica. È giusto tutelare chi crea l’opera d’arte subito, quindi l’autore, l’artista, l’esecutore, come nel dl Cura Italia. È giusto tutelare i consumatori con i voucher, i lavoratori con la cassa integrazione. Ma se non si sostengono le aziende che investono in musica, come i produttori, gli editori, le agenzie, i circoli, le balere, diventa solo un assistenzialismo che non rivitalizza il settore>.

I sostegni, continua Sangiorgi, <devono essere pari almeno alla metà della perdita di fatturato da febbraio a giugno. Questo è il periodo di perdita di fatturato di queste realtà. Non è aprile e non è solo il 20%>. Il decreto sui live “è positivo, inatteso, fa ripartire il 15 giugno, demanda alle Regioni l’organizzazione di tavoli tecnici regionali> e la Regione Emilia Romagna ne ha già convocato uno per il 28 maggio, <spero che lo faranno anche le altre. Ma il decreto va rimodulato. Così com’è, non è economicamente sostenibile per i piccoli e medi eventi fino a 1.000 persone per le quali il decreto è stato pensato>.

Recentemente è nato <un coordinamento degli Stati generali della musica che rappresentano produttori, editori, produttori di strumenti musicali, negozi di dischi. Insieme rappresentano circa 10mila imprese, 50mila addetti. Sono quelli che investono perché ci credono e sono appassionati>. In generale <ci aspettiamo più soldi. Qui parliamo di un fatturato perso di 400-600 milioni di euro. Se consideriamo tutta l’estate la cifra è più alta. Serve un “piano Marshall” per la musica, come servono <intuizioni interessanti. Sosteniamo l’idea della piattaforma a pagamento. Permetterebbe di bypassare il caporalato di piattaforme multinazionali globali che pagano una miseria la filiera creativa della musica>.

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