San Piero, va in pensione lo storico dottor Duccio: “Ho avuto la fortuna di fare il medico”

«Ho avuto la fortuna di fare il medico». Esordisce così Duccio Fabbri della Faggiola nel suo ultimo giorno da medico di base alla Casa della salute dell’ospedale “Angioloni”. Ieri, dopo il saluto a colleghi e collaboratori, si è concesso qualche riflessione, confessando un po’ di malinconia nel lasciare l’attività e i colleghi. Era anche il coordinatore del Nucleo cure primarie Valle Savio, che raggruppa i medici di base di Verghereto, Bagno di Romagna, Sarsina e Mercato Saraceno. «È diventato un gruppo familiare – commenta – fatto non solo di colleghi, ma di amici». Quando sottolinea di aver avuto «la fortuna di fare il medico», Della Faggiola manifesta la propria soddisfazione per aver potuto esercitare la professione che desiderava praticare, a servizio della salute della gente, soprattutto in anni in cui il rapporto umano e diretto era molto più frequente di quanto non lo sia oggi. Infatti – ricorda con un po’ di rammarico – «da qualche anno abbiamo cominciato a fare tante altre cose», riferendosi alla montagna di incombenze burocratiche ed alle chiamate telefoniche sempre più numerose. «Siamo tutti stressati – continua a proposito del periodo pandemico – i cittadini, noi medici, gli operatori. Ci vuole calma e gesso, passerà questa tormenta». Il periodo particolare ha accelerato una fase di “distanziamento” già di per sé avviata tra paziente e medico col ricorso sempre più frequente ai contatti telefonici. «Le richieste per via informatica e al telefono andranno riviste – suggerisce – E le richieste su Whatsapp vanno eliminate: almeno il contatto vocale ci vorrà».

Laureato nel 1977 all’Università di Bologna, il dottor Duccio, come lo chiamano familiarmente i pazienti, esercita come medico di base praticamente dal 1979. Normale che in tanti anni il rapporto professionale sia diventato rapporto di amicizia e di familiarità. «È stato un lungo percorso – spiega – Con molti pazienti ci si conosce da tanti anni, c’è amicizia, c’è stima reciproca. Quando ho cominciato, si era medici a tutto tondo, si faceva di tutto. Ho fatto il medico di guardia medica ed al pronto soccorso, sabati e domeniche compresi, il medico termale. Niente ferie nei primi dieci anni, però era la professione medica». Oggi c’è più organizzazione, più specializzazione, maggiore consapevolezza e coscienza della gente sul tema della salute, mentre «prima c’erano 5 farmaci e con quelli si affrontavano un po’ tutti i problemi».

Da oggi, dunque, il dottor Duccio cercherà di occupare il proprio tempo per fare il nonno, dedicarsi all’orto, seguire la passione per la caccia soprattutto per le lunghe passeggiate in compagnia dei cani. Ma ecco che il “tarlo” della vocazione medica e “sociale” riappare. «Chissà – conclude – Mi ha sempre interessato poter effettuare un periodo di volontariato in Africa. Ecco, bisognerebbe che riuscissi a partecipare ad un corso sulle malattie tropicali e poi potrei anche andare per un periodo là».

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