San Mauro Pascoli, il poeta Franco Arminio a Villa Torlonia

È un personaggio amato Franco Arminio, “paesologo”, scrittore, poeta, ospite stasera alle 21 della rassegna Una gioia leggiera del teatro di Villa Torlonia. Racconta i suoi Studi sull’amore (Einaudi, 2022), dedica in versi agli amori vissuti o mancati di altri scrittori e poeti, da Kafka a Pasolini, da Susan Sontag ad Amelia Rosselli. Lo fa con un reading-spettacolo che dà risalto anche alla sua vena teatrale, già espressa nel libro Cartoline dai morti.

A cosa si deve, Arminio, questo suo gusto teatrale che aggiunge allo scrivere?

«È un istinto naturale; mio padre faceva l’oste e anch’io un po’ lo sono, lui dava da mangiare alla gente, io do poesie. Come nello scrivere, anche nel parlare c’è una ricerca per portare la poesia a un pubblico più ampio, lo faccio considerando la specificità del luogo ospitante».

Stasera è in un teatro ricavato in quella che fu l’azienda dove lavorò il padre di Giovanni Pascoli.

«Pascoli mi è sempre piaciuto per la memorabilità dei suoi versi, che si imparano a memoria facilmente. La poesia di Pascoli ha connotato l’infanzia scolastica mia e di tanti italiani, è un grande merito; è come se nella dieta degli italiani ci fossero latte, biscotti e un po’ di Pascoli».

Come invece ha costruito questo suo libro sull’amore?

«Sin da giovane il filo dell’amore non si è mai interrotto in me. C’è qualcosa nella psiche che mi porta lì, la lingua segue le tendenze della nostra anima. La relazione dei sessi è una cosa che mi interroga, mi dà gioia e spavento, e occasione di scrittura».

Qual è stato l’incipit di questa raccolta?

«Sono partito dall’agonia di Corrado Alvaro, storia che mi aveva colpito particolarmente e mi aveva ispirato a scrivere dell’ultima notte di Corrado Alvaro insieme a Cristina Campo. Dopo quel racconto, ho pensato ad altre vicende amorose di scrittori e ho cercato storie che mi interessavano».

In questo caso però ha scritto storie di altri, ma in versi.

«Mi aspettavo venisse colto di più questo aspetto, ma la poesia a volte abbisogna di tempo. Non si consuma subito la poesia, deve prendere aria come il vino, per dare il meglio».

Fra gli autori raccontati quali le sono più cari?

«Certamente Pasolini e Pavese li sento umanamente a me vicini in modo particolare; aggiungo Emil Cioran, Giorgio Manganelli, Rocco Scotellaro, Ottiero Ottieri, avverto che le questioni della loro vita sono un po’ anche le mie».

Ha ricordato Pasolini di cui ricorre il centenario, cosa preferisce di lui?

«La poesia di Pasolini ha una sua bellezza classica, anche metrica, ma è sicuramente molto diretta, leggibile, con il miscuglio di passioni intime e civili che si intrecciano. E poi c’è la sua condizione profonda, la relazione con la madre; e la sua lettura della fine del mondo contadino, la critica allo sviluppo, un’analisi sociologica che mi ha segnato. Perché io ho visto realmente, negli anni successivi, quello che lui aveva raccontato; nei luoghi che andavo a visitare vedevo come lo sviluppo cancellava il mondo contadino».

Al Festival di Sanremo l’attore Filippo Scotti e il cantante Marco Mengoni hanno letto una sua poesia in cui scrive: «A un certo punto devi capire che il dolore che hai subito non lo devi subire all’infinito». Come porsi davanti al dolore di questa guerra?

«Prima di tutto con compassione, bisogna farsi tagliare la strada dal dolore degli altri, costretti alla morte ma anche a lasciare la casa da un giorno all’altro. È una violenza enorme, spesso subita da persone umili che sento vicine alla mia terra; in fondo le campagne ucraine non sono molto diverse da quelle irpine».

Come se la sta passando la poesia, alla vigilia di lunedì 21, Giornata mondiale dedicata?

«Oggi la poesia ha preso più spazio, sui social circola più facilmente rispetto ad altre forme letterarie. Essendo da sempre attenta al dolore, ai drammi, alla morte, in un mondo in cui queste cose purtroppo abbondano, è come se la poesia fosse uno strumento utile, come se la si interrogasse per capire come ci si sente, come fosse lente di ingrandimento, per questo mi sembra una disciplina del futuro. Vedo molto futuro per la poesia».

E dopo l’amore, che altro?

«Sto lavorando a un libro di prosa per Einaudi, è un breviario laico, testo esortativo orientativo, piccolo rimedio a spaventi e malinconie. È terapeutico, caratteristica del mio lavoro degli ultimi anni, come se cercassi di offrire rimedi a me stesso e a chi mi legge».

Euro 12. Info: 370 3685093

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