Turismo in affanno, la ricetta di Pelliccioni: “Contratti migliori, alloggi e flessibilità”

San Marino

Nel cuore dell’estate il copione si ripete. Titolari di hotel e ristoratori fanno i salti mortali, tra collaboratori storici e familiari assoldati in extremis, per gestire al meglio la propria attività. Intanto di nuove leve in numeri significativi neanche l’ombra. Ne parliamo con Michela Pelliccioni, consigliera indipendente d’opposizione per la quale investire nella formazione dei giovani resta un passo imprescindibile.

Pelliccioni, sono le soluzioni per la mancanza di personale?

«La carenza di personale è ormai un problema strutturale e va affrontata con urgenza. È il segnale che il settore turistico risulta oggi meno attrattivo rispetto ad altri ambiti lavorativi. Per invertire questa tendenza occorre intervenire su tre fronti: migliorare le condizioni contrattuali, introducendo anche una maggiore flessibilità per chi studia; ripensare l’organizzazione del lavoro con una visione complessiva che valorizzi non solo i processi ma anche il benessere delle persone, sotto il profilo psicologico, relazionale e comunicativo. Infine investire nella formazione, considerando i giovani una risorsa su cui costruire percorsi di crescita professionale stimolanti».

L’offerta di un alloggio potrebbe favorire l’arrivo di personale dai Comuni limitrofi?

«Sicuramente sì. Tra le soluzioni allo studio rientra anche la possibilità di affiancare all’offerta lavorativa un sistema di benefit che comprenda soluzioni abitative per il personale fuori sede. Non a caso, al tavolo di confronto è stata coinvolta anche la Consulta dei Cittadini Sammarinesi all’Estero. Garantire un alloggio stabile rappresenta un incentivo importante per favorire la permanenza dei lavoratori durante tutta la stagione. Inoltre, per chi deve conciliare lavoro e studio, il costo dell’abitazione incide in modo significativo sulla scelta di accettare un impiego».

Perché i giovani sammarinesi sono meno interessati rispetto al passato a lavorare nel turismo?

«Non credo si tratti di un fenomeno che riguarda esclusivamente i giovani sammarinesi ma di un cambiamento più ampio. La pandemia ha modificato le priorità, attribuendo un valore diverso al tempo libero, al benessere psicofisico e all’equilibrio tra vita privata e lavoro. In questo contesto, la flessibilità è diventata un elemento fondamentale. La politica deve essere in grado di interpretare questi cambiamenti e adattare le proprie risposte, senza liquidare queste nuove esigenze come una semplice mancanza di spirito di adattamento».

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