Creazione di strutture protette per le vittime della violenza di genere, prevenzione nelle scuole, contrasto al bullismo e aggiornamento delle tecniche investigative di fronte alle angherie commesse attraverso social e strumenti digitali. Sono le proposte del segretario agli Esteri, Luca Beccari durante il recente riferimento del Congresso di Stato riguardante i dati aggiornati in merito ai casi di violenza di genere. In primo paino finiscono i dati elaborati dalla gendarmeria: i casi giunti all’Autorità giudiziaria sono 48 nel 2022, 36 nel 2023, 39 nel 2024 e 49 nel 2025 mentre le segnalazioni alle forze dell’ordine e ai servizi competenti sono rispettivamente 70, 62, 97 e 73.
Il segretario invita però a non leggere questi numeri come un normale andamento statistico perché una segnalazione non corrisponde necessariamente a un reato e una parte delle violenze può ancora rimanere sommersa. L’aumento riflette anche una maggiore consapevolezza sociale e una crescente attenzione anche verso i soprusi psicologici, economici e digitali, comprese le condotte persecutorie e il controllo coercitivo. «Nel tempo è stato messo a punto un buon sistema di attenzione e ascolto», afferma Beccari, indicando nella crescita delle segnalazioni uno dei risultati più importanti ottenuti. Ribadito il ruolo dell’Ufficio violenza di genere e contro i minori della gendarmeria, della stanza protetta “Una stanza per te”, della formazione svolta con l’Arma dei carabinieri e del lavoro coordinato tra forze dell’ordine, Iss, Tribunale e Authority per le Pari Opportunità.
Il punto su cui occorre ancora intervenire riguarda però il sostegno successivo alla denuncia. Il collega alla Sanità, Massimo Andrea Ugolini conferma che dai dati relativi al 2022-2026 emerge un tendenziale aumento dei casi, ma spiega che il fenomeno viene oggi individuato «prima, meglio e da un maggior numero di attori». Le modifiche normative introdotte nel 2024 chiariscono infatti quali servizi devono ricevere le segnalazioni e rafforzano il coordinamento della rete antiviolenza con maggiore coinvolgimento della Tutela minori e della scuola. Ugolini annuncia inoltre la realizzazione di un software unico per raccogliere dati completi e confrontabili, monitorare i percorsi di protezione e valutare l’efficacia delle misure adottate. Tra gli interventi in corso anche il progetto di legge contro violenze e molestie nei luoghi di lavoro per il quale viene richiesta la procedura d’urgenza: il testo introduce la giusta causa di dimissioni per le vittime e un congedo retribuito fino a cento giorni utilizzabile nell’arco di tre anni per lavoratori dipendenti e autonomi inseriti in percorsi di protezione certificati dall’Iss. In attesa della relazione della nuova Authority Pari Opportunità, prevista a novembre, ribadisce la necessità di verificare l’efficacia delle misure esistenti. Secondo Matteo Zeppa (Rete), i dati mostrano un quadro grave, specie per quanto riguarda le violenze contro donne e minori ma presentano anche diverse lacune che impediscono di ricostruire pienamente il fenomeno. «È importante sapere perché i procedimenti vengano archiviati e distinguere i casi di remissione da quelli di mancanza della querela», afferma, ipotizzando che il ritiro delle denunce possa indicare una percezione insufficiente della protezione offerta alle vittime. Zeppa definisce quella sammarinese «una società profondamente patriarcale” e pone il tema della tutela concreta di chi trova il coraggio di denunciare, soprattutto in una comunità piccola, nella quale il giudizio sociale può pesare»