San Marino, Starcom: “Nessuna corruzione né riciclaggio di denaro”

San Marino

Starcom Holding rompe gli indugi e pubblica su un sito tutti i documenti e le informazioni della battaglia legale in corso: «Nessuna corruzione né riciclaggio di denaro che coinvolgesse il nostro anticipo di 15 milioni di euro, poi sequestrato». Frecciatina finale: «Se persiste il disinteresse nei confronti del nostro caso, non riusciamo a comprendere come il Titano potrà superare gli ostacoli che si frappongono al suo percorso di associazione con l’Ue».

Dopo la fallita scalata al 51% di Banca San Marino, avviata nel gennaio 2025 a fronte di una proposta da 36.750.000 euro, la holding bulgara Starcom critica la mancanza «di una reazione adeguata sugli sviluppi del caso da parte delle autorità sammarinesi: dall’evidente smantellamento in sede di appello del cosiddetto piano parallelo con cui vertici della Bulgaria avrebbero tentato di ostacolare l’intesa tra Repubblica sammarinese ed Europa sino alla diffusione dei nomi delle persone che hanno esercitato un’influenza sulla vicenda».

Le critiche

I dubbi maggiori di Starcom vertono sul beneficiario del conto dove è confluito l’anticipo versato, corrispondente alla somma di 15 milioni di euro. «L’aspetto più grave - dicono - è che il sequestro da parte del tribunale comprenda le somme depositate (a titolo personale) a titolo di capitale da Assen Christov e Richard Werner, cittadino tedesco contro il quale non è stata ancora formulata alcuna accusa». Ironizzano poi sul controsenso di due pesi e due misure visto che «il denaro versato a Ente Cassa Faetano non è stato oggetto di “problemi di antiriciclaggio” nonostante provenisse dalla stessa fonte del denaro depositato presso Bsm e fosse stato trasferito tramite varie transazioni». Ora l’azione legale contro Starcom solleverebbe «serie preoccupazioni alla luce degli standard europei in materia di certezza del diritto, proporzionalità e tutela degli investitori».

Di qui l’augurio «che tutte le strane decisioni del sistema giudiziario sammarinese, caratterizzate da un’evidente disparità di trattamento, non siano il risultato di un sistema compromesso da dipendenze strutturali e conflitti di interesse». A indurre in errore i giudici secondo Starcom avrebbe pesato «una combinazione di pressioni pubbliche e la mancata presentazione di una dichiarazione da parte di Ecf». Sarebbe questa, secondo la holding, «la spiegazione più plausibile per le sentenze contraddittorie e anomale emesse finora».

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