Emergenza caldo, le istituzioni avviano la macchina dei controlli: «D’obbligo la valutazione del rischio, nelle aziende in cui manca scatteranno sanzioni». Anche lavorare può diventare pericoloso per le ondate di calore anomale che negli ultimi giorni hanno travolto la penisola. Da qui l’invito del governo a trasformare la prevenzione in «una pratica quotidiana vissuta sui ponteggi, nelle officine, lungo le strade della Repubblica».
San Marino, pericolo caldo nei cantieri. Il governo: “Rispettate le regole”
Giro di vite
Nello specifico gli ispettori del dipartimento prevenzione Iss, affiancati dai tecnici della Sicurezza sul lavoro, stanno conducendo verifiche puntuali nei settori più vulnerabili partendo «dall’edilizia e dai cantieri stradali». L’obiettivo è univoco: garantire l’applicazione sul campo del Regolamento numero 7 del 24 giugno 2025 con le misure obbligatorie per la tutela della salute e sicurezza del personale «esposto a caldo estremo». In particolare, in presenza di temperature superiori ai 35 gradi o quando le mappe di rischio mostrano condizioni di esposizione critiche, sono fissate contromisure come la riduzione o la sospensione dell’attività tra le 13 e le 16, rimodulando i turni nelle ore più fresche e garantendo pause frequenti (cinque minuti ogni ora) in zone ombreggiate o climatizzate, oltre a assicurare il rifornimento costante di acqua fresca.
La scadenza
Ma qual è la tabella di marcia per organizzarsi a livello aziendale contro lo stress termico? I termini per l’aggiornamento obbligatorio dei Dvr (documenti valutazione rischi) e dei Pos (piani operativi sicurezza) sono scaduti lo scorso 31 marzo. Ed ora il governo non fa sconti: «Le aziende - si legge in una nota congiunta delle segreterie al Lavoro e alla Sanità - hanno avuto il tempo necessario per adeguarsi. Si passa ai fatti».
I commenti
A rincarare la dose è direttamente il segretario di Stato al Lavoro, Alessandro Bevitori: «La salvaguardia del capitale umano rappresenta una priorità etica che supera ogni dinamica di contrapposizione politica o sindacale. Abbiamo introdotto uno strumento legislativo avanzato, proprio per evitare che la gestione del rischio termico fosse lasciata alla discrezionalità dei singoli». Richiama però a una responsabilità condivisa: «I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza devono esercitare il proprio ruolo con spirito collaborativo segnalando criticità reali». Non si discosta da questa posizione il collega alla Sanità, Marco Gatti: «Di fronte a dinamiche climatiche inedite, le nostre strutture sanitarie e ispettive devono muoversi con tempestività e rigore, per azzerare i rischi di infortunio». Tradotto? Fioccheranno sanzioni per chi non si prenderà cura della salute dei dipendenti ma l’ambizione primaria resta quella «di consolidare una cultura della sicurezza diffusa e partecipata».
Il sindacato Usl
Intanto il dialogo con associazioni datoriali e organizzazioni sindacali «rimane aperto».
Caustica Unione sammarinese lavoratori la quale auspica «che tale regolamento non resti a prendere polvere nei cassetti». Nel frangente il sindacato ricorda altresì che la normativa non equivale a oneri «che rallentano l’operatività dell’azienda bensì a presìdi per tutelare quanto di più prezioso vi sia da tutelare: il capitale umano».