San Marino avrà finalmente una legge sul fine vita. Rete esulta per «un passo avanti significativo sul terreno dei diritti civili, della dignità della persona e del rispetto della volontà individuale». È stato approvato ieri in commissione con 12 voti favorevoli e 3 astenuti il progetto dell’associazione Emma Rossi mentre al termine della seduta Rete ha annunciato il ritiro del proprio progetto di legge.
Dopo modifiche di carattere tecnico, la IV Commissione consiliare permanente ha dunque trovato la quadra. Durante la discussione Ugolini (Dc) annuncia il ritiro di alcune modifiche avanzate dalla maggioranza e comunica l’accoglimento dell’osservazione di Rf sulla necessità «che lo stato di incoscienza venga notificato al fiduciario». Da qui prende forma una mediazione che porta alla sottoscrizione di un testo comune da parte di tutti i gruppi. Si stabilisce così che le Dat (Disposizioni anticipate di trattamento o testamento biologico) entrino in vigore «quando la persona non è più in grado di esprimere il proprio consenso o versa in stato di incoscienza, che tale condizione venga accertata da un collegio composto da neurologo, psichiatra e specialista della patologia interessata, che il medico curante resti esterno al collegio ma debba essere consultato e che lo stato di incoscienza venga notificato al fiduciario ove presente». Il testo ottiene il voto favorevole unanime.
Mediazione e scintille
Sul successivo articolo 10, il confronto si dimostra più rapido. L’obiettivo è specificare che le Dat possono contenere anche volontà relative alla destinazione e al trattamento del proprio corpo o di parti di esso dopo la morte, comprese la donazione di organi e tessuti «per finalità di trapianto, ricerca e didattica, nel rispetto delle norme». Miriam Farinelli (Rf) presenta un emendamento affinché la volontà espressa dal disponente venga annotata nel fascicolo sanitario.
L’articolo 11, che disciplina le modalità di redazione, autenticazione e conservazione delle Dat, fa invece impennare i toni. Anche la presidente della Commissione Denise Bronzetti esprime perplessità sul fatto che una legge di iniziativa popolare finisca per demandare a un decreto governativo la definizione di uno degli strumenti più importanti per la sua applicazione. Alla fine si abbraccia una mediazione prevedendo che il modulo venga predisposto dall’Iss «previo confronto con i proponenti della presente legge» e adottato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della norma, specificando che il confronto coinvolgerà anche le forze di opposizione.
I commenti
«È stata scritta una pagina importante della storia della Repubblica», commentano da Rete ricordando di essere stati «la prima forza politica a depositare un pdl sul tema». Anche il Psd esprime soddisfazione tributando il primo riconoscimento all’Associazione Emma Rossi «a cui spetta il merito politico e civile di aver portato dentro le istituzioni un tema che già esisteva nella vita delle persone, nelle famiglie, nei percorsi di malattia, ma che non aveva ancora trovato una risposta legislativa».