Accordo di associazione con l’Ue, ultimo miglio per un negoziato durato oltre un decennio. A settembre è prevista la pre-firma da parte degli Stati membri, poi la firma della Commissione europea, il passaggio al Parlamento europeo per il via libera e, infine, il rientro a San Marino per la ratifica in Commissione Esteri e in Consiglio. Un conto alla rovescia su cui fa il punto il segretario agli Esteri, Luca Beccari.
San Marino, il segretario agli Esteri Beccari: “Associazione all’Europa, ci siamo”
Segretario Beccari, ha mai pensato che questo obiettivo di mandato sarebbe rimasto un sogno nel cassetto?
«Non ho mai perso la fiducia per questo obiettivo, non per un cieco ottimismo ma perché si tratta di un percorso fortemente voluto anche dalla controparte europea godendo del supporto politico di tutti e 27 gli Stati membri. Le vicende che hanno rallentato il percorso non potevano comprometterne il buon esito».
Cosa direbbe oggi a chi, dall’opposizione, ha dubitato di questa conclusione?
«I partiti di opposizione fanno il loro mestiere per cui è normale che pungolino il Governo seguendo la loro narrazione. Non mi scandalizzano le critiche né le polemiche, tuttavia ho puntato i piedi rispondendo a tono le volte in cui le critiche sono sfociate in una lettura strumentale della realtà, prospettando scenari impossibili. In tali casi si rischiava di dare un messaggio negativo alla popolazione e agli osservatori esterni. Detto questo, chi intravedeva un fallimento, ha sbagliato valutazione».
Alcuni partiti come Dml o vari comitati continuano a invocare il referendum. Perché?
«Occorre distinguere due categorie di sostenitori, fermo restando che non sono contrario ai quesiti referendari, avendone peraltro promosso uno. Ci sono persone che fanno un ragionamento di utilizzo della consultazione popolare per rilevanza della materia o in virtù di questioni ideali in senso positivo e c’è invece chi spera di impiegare il referendum come grimaldello politico per muovere malcontento. Dal confronto auspicano, quindi, lo scontro politico. Ma sul referendum non c’è solo l’opinione delle forze di maggioranza o del governo ma quella che s’è formata in commissione mista e durante le serate pubbliche. I cittadini potranno e dovranno esprimersi in una fase successiva per valutare la bontà dell’accordo, posto che la firma non andrà a stravolgere la vita di nessuno né le peculiarità della nostra Repubblica. Ne consegue che esprimersi a priori su un’intesa che produrrà effetti nel tempo (alcuni prevedibili ma altri dipendenti dalle scelte dei singoli) diventerebbe un esercizio che condurrebbe a un’opinione incompleta. Meglio mirare a un referendum fra qualche anno come leva utile per misurare cosa eventualmente vada aggiustato. Al netto dell’azione dei comitati, quando dichiarano di non avere una posizione sull’accordo, questo è palesemente falso poiché portano avanti campagne contro l’accordo».
I maggiori vantaggi che il Titano acquisirà dall’intesa?
«L’integrazione nel mercato unico avrà un impatto molto forte per le imprese di qualsiasi dimensione sullo scambio di merci e servizi che allargherà il mercato di riferimento superando restrizioni, barriere e complessità. Al contempo si metterà San Marino nella condizione di dialogare con l’Ue aggiustando il tiro e rendendo armoniosa l’integrazione. Si registrerà inoltre una ricaduta positiva per il nostro sistema finanziario superando le criticità del passato, tramite maggiori opportunità di business per le banche e un mercato più ampio ma anche l’opportunità di contare su servizi finanziari che oggi mancano. Senza tralasciare la possibilità di studiare e lavorare altrove oltre a benefici pratici come partecipare al sistema europeo delle strutture sanitarie. Ad esempio chi si farà male, mentre si trova in un Paese europeo, non riceverà più una copertura assicurativa ma quella del proprio Stato. Più in generale, il punto focale è che quest’intesa stabilisce un punto di equivalenza tra cittadini e imprese sammarinesi e quelli europei. È questo il principio che consentirà di armonizzare il resto incluse le tante criticità che viviamo al momento: dai documenti non riconosciuti all’applicativo informatico sino alla possibilità di partecipare agli appalti».
Perché la Bulgaria ha posto il veto più volte ostacolando il percorso?
«È evidente che c’è stata una pressione da parte degli investitori bulgari (dopo la mancata scalata alla Banca San Marino e l’avvio di un’indagine, ndr) che hanno tentato di condizionare il nostro percorso con l’intervento del loro Paese. Resta il fatto che abbiamo avuto a che fare con tre diversi governi: il primo caduto all’avvio della vicenda, quello ad interim e quello attuale. Una transizione che non ha favorito il dialogo. Fatto sta che in un breve lasso di tempo dall’insediamento, l’attuale governo della Bulgaria ha preso in carico il dossier, verificato i fatti, collaborato a livello giudiziario con San Marino e poi tolto la riserva valutando che il decorso processuale era normale e dotato di tutte le garanzie. Il rallentamento dunque c’è stato ma la Bulgaria non ha mai espresso una posizione formale o politica contro l’accordo».