San Marino, il divario di genere resta un’emergenza. Uds: “Non è un Paese per madri”

San Marino

«Sul Titano le donne restano sottorappresentate in politica, non ricevono il necessario supporto per conciliare carriera e maternità mentre la violenza di genere presenta numeri dirompenti». Ruota attorno a questi capisaldi la risposta di Valentina Rossi, presidente di Unione donne sammarinesi alla domanda: «Cosa resta da fare a San Marino perché la parità sia effettiva?».

Rossi, qual è una criticità evidente?

«La premessa è che, come direttivo Uds, crediamo che ci sia ancora molta strada da fare per il raggiungimento di una parità di genere vera e concreta, non solo quindi legislativa, ideale o normativa.

Per sintesi menziono soltanto tre aspetti cominciando dalla questione della rappresentanza politica che, nonostante i progressi, si limita a un 30% della presenza di donne in Consiglio grande e generale con una sola figura femminile al Governo (la segretaria alla Sanità, Mariella Mularoni, ndr).

Del resto le donne sono entrate per la prima volta nell’aula consiliare solo nel 1974, con enorme ritardo anche rispetto alla vicina Italia».

Secondo scoglio?

«È rappresentato dalla questione della maternità.

Negli ultimi tempi, sia a San Marino sia in Italia, come più in generale nel mondo occidentale, si parla molto dell’inverno demografico ma troppe volte si pone l’enfasi su una presunta colpa delle donne. Ad oggi tuttavia i congedi parentali non sono paritari, gli aiuti concreti alle famiglie non sono più sufficienti e sul fronte del lavoro, specie nel settore privato, resta difficilissimo accedere al part time. Dunque è palese che se una giovane coppia non può contare sull’aiuto dei nonni, le strutture sociali non risultano sufficienti».

Ultimo tema?

«Ultimo tema, ma non per importanza, visto che è quello di cui ci stiamo occupando di più, rimane la violenza di genere. Un fenomeno sul quale finalmente si puntano i riflettori, cercando di porvi rimedio. Le istituzioni si sono in parte attivate ma c’è ancora tantissimo da fare. Ce lo conferma il fatto che, da quando è stata stilata una raccolta dati che tenta di essere più dettagliata possibile, la casistica che emerge è troppo alta per uno Stato piccolo come il nostro. (Nel corso del 2025, sono state 143 le donne prese in carico dai servizi antiviolenza, a cui si aggiungono 78 minori coinvolti, ndr). Urge un fortissimo cambiamento culturale ma anche di mentalità pertanto, pur impegnandoci tanto, ci scontriamo con la minimizzazione dei fatti se non addirittura con una vittimizzazione secondaria. Questo è inaccettabile, anche considerando che, volendo, di nodi da considerare ne esisterebbero tantissimi altri».

Ci racconta una recente iniziativa di Uds a sostegno dell’altra metà del cielo?

«Il corso di educazione finanziaria per le donne che abbiamo organizzato e stiamo tenendo in questo periodo, proprio nell’ottica della prevenzione della violenza di genere, sta registrando una numerosa e sentita partecipazione. Segno che nel Paese si avverte l’urgenza di progredire anche nell’ambito dell’emancipazione economica».

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