«Autonomia energetica, intesa con l’Unione europea e introduzione dell’Iva». Le priorità del Titano passano da qui come rimarca Emanuele Rossini, presidente di Anis, Associazione nazionale Industria San Marino.
San Marino, gli industriali dettano le priorità: “Autonomia energetica e intesa con l’Ue”
Rossini, dopo la mancata scalata alla Banca di San Marino da parte di investitori bulgari e la successiva inchiesta, quali sono i risvolti per il vostro Paese a livello di immagine e circa l’accordo con l’Ue?
«L’Accordo è fondamentale per la nostra Repubblica, i suoi cittadini, in particolare i giovani, e le imprese. La nostra posizione è chiara: siamo assolutamente favorevoli a un’integrazione nel mercato unico europeo dove già operiamo per competere alla pari con gli altri, senza oneri o vincoli determinati dallo status di paese terzo. Da tempo è nota anche la volontà dell’Ue di espandere il mercato unico integrandovi altri Paesi, compreso il nostro, a fronte di un processo di adeguamento agli standard internazionali iniziato prima della trattativa del 2015. Sin dal 1992 San Marino ha un Accordo di unione doganale con l’Ue per l’interscambio commerciale e possiede tutte le carte in regola per compiere questo decisivo passo avanti. Un punto, crediamo, ormai assodato in tutte le sedi e a qualsiasi livello. Motivo per cui la reputazione che abbiamo costruito negli ultimi vent’anni, non senza sforzi e difficoltà, non può e non deve essere scalfita da vicende private e dei singoli».
La tensione in Medio Oriente inciderà sul tessuto economico?
«Purtroppo il nuovo fronte bellico si aggiunge a quelli già in corso. Se questo scenario aumenta il livello di incertezza sui mercati, la nuova guerra influisce direttamente e in modo pesante sulla dinamica dei prezzi energetici, specie gas e petrolio, aumentati in modo insostenibile minando la competitività delle imprese, innescando una nuova fiammata inflattiva dopo che si era riusciti con enormi sforzi a calmierarla. La stessa dinamica si ripercuote sui prezzi delle materie prime che non sempre si riescono a ribaltare al mercato per cui c’è il rischio di danni enormi all’economia. A maggior ragione per un Paese piccolo ma energivoro come San Marino, senza altre possibilità se non acquistare sul mercato energia, gas e acqua per soddisfare il proprio fabbisogno».
Priorità urgenti?
«Le politiche energetiche, appunto. San Marino è quasi del tutto dipendente dall’esterno per l’approvvigionamento di energia, gas e acqua e questo espone tutti alle fluttuazioni dei mercati. Occorre una difesa solida e l’unica strada è quella dell’autoproduzione. Vanno benissimo gli impianti fotovoltaici installati dai privati ma per raggiungere una percentuale adeguata del fabbisogno occorrono infrastrutture specifiche e più grandi. In tal senso è un buon punto di partenza l’iniziativa di realizzare un parco fotovoltaico a Brescia a opera di Aass e quindi dello Stato. Ma non basta. Occorre superare le indecisioni del passato e pianificare una serie di impianti dentro e fuori il territorio: dai depuratori delle acque reflue, che non abbiamo ancora, i cui fanghi potrebbero alimentare anche centrali a biomasse, allo smaltimento dei rifiuti in territorio, altro punto dolente del sistema, e con essi produrre ulteriore energia grazie alle tecnologie più moderne. Anche le imprese potrebbero fare di più: la normativa per la cogenerazione industriale è recentissima ma non ancora incentivata come in altri Paesi, a iniziare dall’Italia. Altra priorità è l’introduzione di un sistema Iva, coerente con il percorso di associazione all’Ue per permettere alle imprese di operare a pari condizioni delle concorrenti nel mercato unico.
Tutti temi emersi con enfasi anche di recente durante gli Stati Generali dell’Economia. C’è consapevolezza dell’urgenza con cui si deve agire sulle politiche industriali e energetiche: ora però urge una sintesi di tutte le buone intenzioni per costruire assieme un piano strategico che ci renda molto più autonomi e quindi competitivi mettendoci al sicuro rispetto alle crisi e tensioni internazionali».