Il Consiglio grande e generale, nella seduta di ieri, ha respinto le 32 istanze sulla fibromialgia mentre il dibattito si è infiammato riguardo alla creazione di una commissione di inchiesta sull’affare bulgaro per scandagliarne le presunte responsabilità politiche e amministrative.
San Marino, fibromialgia: respinte 32 istanze ma la modifica della legge si farà
La fibromialgia
In primo luogo è approdata in prima lettura la legge di iniziativa popolare, presentata dall’associazione “la Fibromialgia a San Marino”, a favore delle persone affette da questa patologia invalidante. Dopo il confronto il testo è stato affidato alla commissione sanità per l’esame in sede referente. Stando alla relazione del segretario alla Giustizia Stefano Canti, i casi sul Titano sarebbero 327 mentre per Rete giungerebbero a quota mille. Quanto alla bocciatura delle 32 istanze d’Arengo sullo stesso tema, a indignare molti consiglieri è stato proprio il volume delle richieste reputato «una provocazione» per forzare l’inizio dell’iter ma soprattutto un abuso che svilisce un caposaldo della democrazia. Dalla minoranza si evidenzia tuttavia come del pdl, depositato il 15 settembre, si discuta non dopo i canonici 60 giorni «ma a quasi nove mesi di distanza». Andrea Ugolini (Dc) ricorda a sua volta che la politica deve occuparsi «di tutti i malati con criteri di equità». Alla fine, nonostante lo scontro, l’aula si è mostrata concorde nel potenziare il sostegno ai fibromialgiaci, definendo l’attuale normativa «insufficiente e non del tutto coerente con la Dichiarazione dei diritti».
L’affare bulgaro
A spaccare il consiglio è l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla vicenda relativa alla fallita scalata al 51% di Banca di San Marino da parte di una holding bulgara e sul presunto “piano parallelo” per impedire l’accordo di associazione tra Titano e Ue. Tre i pdl proposti: uno presentato da Ar, uno congiunto delle opposizioni (Rf, D-Ml e Rete) e l’ultimo condiviso dalla maggioranza assieme alla consigliera indipendente Giovanna Cecchetti.
Il segretario di Stato Canti insiste sulla necessità che la commissione lavori «a fianco del tribunale e non in sovrapposizione alle indagini» ma invita comunque i due fronti a cercare «la più ampia condivisione possibile» per arrivare a una commissione credibile nella ricerca della verità. Dal canto suo la minoranza denuncia ostacoli e «sabotaggi» da parte della maggioranza, accusando la Dc di frenare l’avvio formale dei lavori.
È maretta anche sulla composizione dell’organismo. Il governo spinge per una formula paritetica e vuole attendere settembre mentre gli avversari politici chiedono tutele maggiori e il via libera immediato. Dai banchi di Rete «si critica l’impostazione dilatatoria, quasi a far correre l’acqua sotto i ponti», attribuita alle forze di maggioranza sebbene l’indagine si concluderà entro maggio. Intanto dalla Dc Manuel Ciavatta ribadisce «che la commissione d’inchiesta costituzionale ha lo stesso potere inquirente che ha il tribunale e, nel momento in cui ci fossero per esempio due testimonianze contrastanti, rischierebbero di essere inficiate le stesse indagini». A chiusura Giuseppe Maria Morganti (Libera) sottolinea che il primo obiettivo sarà individuare «quali falle del sistema abbiano permesso il verificarsi della vicenda». È comunque previsto per lunedì 18 il voto decisivo sulla costituzione della commissione.
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