«Basta con la persecuzione politica nei nostri confronti». Starcom Holding va al contrattacco e torna a reclamare la caparra da 15 milioni di euro. Tutto inizia nel 2025 quando la holding guidata dall’imprenditore bulgaro Assen Christov firma un accordo preliminare per l’acquisto del 51% di Banca San Marino e versa un anticipo di circa 15 milioni di euro. Un’operazione bloccata nello scorso autunno dalla magistratura sammarinese a causa di indagini per presunta corruzione e irregolarità nel trasferimento dei fondi.
Nelle ultime settimane la vicenda si è arricchita di tinte gialle vista l’accusa lanciata dal Tribunale del Titano circa il tentativo della Bulgaria di ostacolare l’accordo di associazione tra San Marino e Ue.
Ora Starcom dá la sua versione dei fatti dicendo di essere stata invitata nel gennaio 2025 a investire dal consiglio di amministrazione di Ente Cassa di Faetano (Ecf) che intendeva vendere la propria quota di controllo in Banca di San Marino (Bsm). Due, secondo Starcom, i motivi: «Ecf necessitava di un capitale pari a 20 milioni di euro e aveva debiti che non era in grado di onorare».
Problematiche che, secondo i bulgari, «erano aggravate dal fatto che la vendita di oltre il 49% di Bsm richiedeva una modifica dello Statuto di Ecf».
La replica
Starcom avrebbe accettato di acquistare il 51% di Bsm per 36.750.000 euro offrendo «una partecipazione paritaria a Ecf nel consiglio di amministrazione di Bsm con diritti di veto decisivi sulle questioni chiave, nonostante restasse azionista di minoranza».
Nel febbraio 2025, l’intero cda di Ecf vota a favore della vendita mentre si raggiungono accordi per investimenti in progetti sociali e non. Altro disco verde arriva nel marzo 2025 con la modifica dello Statuto di Ecf. Di seguito Starcom costituisce una società sammarinese locale, San Marino Group, «quale veicolo di acquisizione». Segue l’apertura di un conto bancario. A mettere la pulce nell’orecchio dell’investitore bulgaro sarebbe un accordo tra la banca e uno studio legale e notarile «per una remunerazione insolitamente elevata». In primavera preparano comunque documentazione per la richiesta di autorizzazione alla vendita, finché il 15 maggio 2025 viene messo nero su bianco il contratto definitivo che includeva una caparra confirmatoria. Da qui il deposito di 15 milioni di euro presso Bsm che, secondo Starcom, avrebbe risolto in un colpo solo i tre già citati problemi di Ecf.
Lo stop
Qualcosa però comincia a scricchiolare da settembre con il nuovo consiglio di amministrazione di Ecf. Lo stop all’operazione arriva ad ottobre quando uno degli ex membri di tale cda è accusato di corruzione privata, mala gestione e indebita influenza sull’acquisizione. In seguito, lamentano i bulgari, sarebbe iniziata «una persecuzione contro di noi guidata dal tribunale».
Nel mirino finiscono intanto i 28 bonifici individuali visti come sospetti dall’agenzia di informazione finanziaria «pur essendo a conoscenza - obiettano dalla holding - della limitazione esistente sul nostro conto, che avevamo tentato di risolvere per diversi mesi». La situazione precipita e il Tribunale, richiamando presunte preoccupazioni in materia di antiriciclaggio, dispone il sequestro dell’intera somma depositata presso Bsm quale misura cautelare, «un atto incompatibile con qualsiasi corretto standard antiriciclaggio o giuridico». Le somme sono state trasferite su un conto presso Bcsm «di cui - protestano - non conosciamo il beneficiario». In particolare Starcom critica il sequestro disposto dal tribunale comprendente anche le somme versate, a titolo di capitale e in qualità di persone fisiche, da Assen Christov e Richard Werner, cittadino tedesco, «nei confronti dei quali non è stata formulata alcuna imputazione».
Ancora più significativo è il fatto che «il denaro da noi versato a favore di Ecf non sia mai stato finora oggetto di “preoccupazioni in materia di antiriciclaggio” nonostante avesse la medesima origine delle somme depositate e fosse stato anch’esso trasferito tramite una pluralità di operazioni».