«Non può esistere una politica efficace per la natalità senza una politica complessiva per la famiglia». A fare il punto è il segretario di Stato per la Giustizia, la Famiglia e la Previdenza, Stefano Canti.
San Marino, Canti: “Famiglia e natalità, non basta un bonus ma serve una visione”
Segretario, è stata di recente approvata la legge a sostegno della famiglia, della maternità e della natalità. Quale, a suo avviso, il cambio di passo più significativo e perché?
«Aver trasformato il sostegno alla famiglia in una politica strutturale e organica superando una logica fatta di interventi isolati. La nuova legge, con i suoi 40 articoli, considera la famiglia una componente fondamentale della comunità e soprattutto un investimento strategico sul futuro. Abbiamo scelto di intervenire lungo tutto il percorso della vita familiare dalla nascita fino alla cura delle persone non autosufficienti. Ritengo, in particolare, che uno degli elementi qualificanti della riforma sia il riconoscimento e la valorizzazione della figura del caregiver familiare. Un autentico punto di riferimento per la persona fragile, garantendo nella quotidianità cura, supporto e vicinanza, non solo sul piano pratico, ma anche sotto il profilo umano e emotivo.
Se vogliamo che una coppia possa guardare con maggior serenità alla scelta di avere un figlio, dobbiamo intervenire in contemporanea su lavoro, servizi, sicurezza economica, conciliazione dei tempi e rete di cura».
Come commenta l’astensione delle forze di opposizione?
«L’approvazione di una riforma così importante avrebbe potuto rappresentare un momento di più ampia condivisione istituzionale. Prendo atto delle scelte compiute dall’opposizione e rispetto il ruolo che svolgono all’interno del Consiglio.
Su un tema come questo va mantenuto aperto il confronto anche dopo l’approvazione della legge. Proprio per questo l’8 ottobre presso la Sala Montelupo di Domagnano presenteremo alla cittadinanza novità, benefici, requisiti e modalità di accesso alle misure».
Come continuerete la lotta all’inverno demografico?
«La denatalità non è solo una questione economica. Esiste anche una dimensione culturale, legata alla percezione che le persone hanno del futuro, della genitorialità e della possibilità di conciliare aspirazioni personali, lavoro e vita familiare. Dobbiamo lavorare affinché maternità e paternità non siano percepite come un ostacolo alla realizzazione professionale e personale. Al contempo, dobbiamo costruire una cultura della corresponsabilità, in cui la cura di figli e familiari non ricada su una sola persona.
Ma serve informazione. Abbiamo istituito il Punto Informativo per la Famiglia per avvicinare le istituzioni alle persone.
Accanto all’attività legislativa, il Congresso ha voluto rafforzare la conoscenza del fenomeno demografico attraverso strumenti scientifici di analisi. Perciò, con apposita delibera del Congresso, la 1 del 29 giugno scorso, è stato incaricato l’Ufficio Nazionale di Statistica di realizzare un’indagine svolta tramite posta elettronica e inviata a un campione della popolazione di età compresa tra 18 e 49 anni, in forma anonima nel pieno rispetto di riservatezza e privacy».
Prossime sfide?
«Considero questo momento soprattutto un punto di partenza. La prima sfida sarà renderla pienamente operativa e conosciuta.
La seconda sarà continuare a costruire una politica familiare di lungo periodo. La denatalità non si affronta con uno slogan e non si risolve con un singolo bonus: richiede continuità, risorse, servizi e una visione complessiva. Ora abbiamo il dovere di dare continuità a questa scelta, trasformando i principi della legge in risultati concreti nella vita quotidiana delle persone».