«Rinunciare al prestito saudita? Sarebbe un passo falso». Ha commentato così, ieri, il segretario di Stato per l’Attrazione degli investimenti turistici, Federico Pedini Amati, le polemiche sull’ampliamento del ’aviosuperficie di Torraccia finite al centro della Commissione consiliare permanente Esteri.
Il dibattito si è concentrato sulla richiesta dell’aula di fare chiarezza sul progetto, con una valutazione anche sul piano finanziario. In risposta Pedini Amati rimarca «che si tratta di un intervento previsto da decenni negli strumenti urbanistici e richiamato nei programmi di governo degli ultimi vent’anni, con espropri già effettuati e pagati per oltre quattro milioni di euro». Ricorda inoltre «che il Congresso ha stilato tre relazioni ufficiali e che esiste già uno stanziamento di circa 3,6 milioni per la messa in sicurezza e l’asfaltatura della pista da 600 metri, ma che questo non basta a completare l’opera in modo coerente».
Il ruolo degli arabi
Al centro del confronto emerge il rapporto con l’Arabia Saudita, descritto «come un canale diplomatico tra Stati avviato nel 2021 e portato avanti da più governi, anche con forze politiche oggi all’opposizione». E rivendica «che ogni passaggio è avvenuto su mandato del Congresso e condivisione della maggioranza, fino all’offerta di un prestito estremamente vantaggioso all’1,5% per 18 anni che potrebbe aprire la strada a altri interventi infrastrutturali». Nell’intervento emerge una critica a eventuali ripensamenti tardivi, perché, nota, «non faremmo una bella figura» dopo aver chiesto e negoziato un prestito tra Stati: rinunciare ora significherebbe perdere «una vera opportunità per la Repubblica».
Altre voci
In linea il segretario al Territorio, Matteo Ciacci, che rivendica un approccio pragmatico. Il collega per le Finanze, Marco Gatti, chiarisce «che l’ipotesi di una pista da 1.200 metri, emersa da manifestazioni di interesse private, è stata scartata per ragioni di sicurezza e compatibilità con le case». Caustico Nicola Renzi (Rf) che chiede un chiarimento politico e diplomatico sui rischi e limiti di del canale saudita mentre Fabio Righi (Motus) sposta il tiro accusa una parte della politica «di rallentare tutto con pretesti sempre diversi».