Affare bulgaro e piano parallelo, al via il processo sul Titano. Si riaccendono i riflettori sulla mancata vendita delle quote di Banca di San Marino, detenute dall’Ente Cassa di Faetano, all’investitore Assen Christov che attraverso la società bulgara Starcom Holding aveva formalizzato nei mesi scorsi un’offerta di 36.750.000 euro per il 51% delle azioni. Nove le posizioni a giudizio, sette persone fisiche e due società, con accuse che a vario titolo oscillano dalla corruzione privata al riciclaggio, dalle offese a pubblici ufficiali alla falsa testimonianza. In cima alla lista il presunto attentato contro la libertà dei poteri pubblici, ribattezzato “piano parallelo”.
Come riportano i media sammarinesi, si è aperta ieri mattina, davanti al commissario della legge Adriano Saldarelli, la prima udienza, tutta incentrata sulla costituzione delle parti, le richieste di costituzione di parte civile e le questioni preliminari.
Presente in aula il principale imputato, Andrea Delvecchio con il suo collegio difensivo di tre avvocati. Mancava invece all’appello l’investitore bulgaro, rappresentato in aula da un collegio difensivo di 7 avvocati, di cui cinque presenti. La chiusura ha visto costituirsi per richiedere i danni patrimoniali e d’immagine: Eccellentissima Camera e Governo; Ente Cassa di Faetano e Banca di San Marino; Banca Centrale e AIF.
Entrando nel vivo, il primo filone d’indagine interessa la presunta tangente da 500mila euro versata in tre tranche da Christov a Delvecchio e Manduchi mediante contratti di consulenza con uno studio legale bulgaro. Una mossa che, secondo le accuse, sarebbe servita per garantirsi un vantaggio nelle trattative di acquisto, strappando la promessa di scegliere Delvecchio come amministratore delegato. L’ipotesi di riciclaggio s’innesta sul successivo uso di una parte della cifra per acquistare un immobile a Urbino, poi intestato al figlio di Andrea Manduchi, Alessandro.
Il secondo filone si concentra invece sul piano parallelo configurando il reato “di attentato contro la libertà dei poteri pubblici”. Stando a quanto filtrato, gli imputati avrebbero tentato di fare pressing sulle istituzioni della Repubblica, in particolare sul Congresso e sul Consiglio Grande e Generale minacciando di ostacolare l’Accordo di Associazione di San Marino con l’Unione Europea, se non fossero archiviate le indagini penali su Christov revocando il sequestro dell’anticipo da 15 milioni di euro. Contestate infine presunte condotte volte a delegittimare le figure apicali di Banca Centrale e dell’Agenzia di Informazione Finanziaria.