La Cantina San Marino senza confini: “In Giappone vinciamo premi da 15 anni”

San Marino

Ospiti del Sol Levante per la Cantina San Marino. Il consorzio ha accolto nei giorni scorsi l’imprenditrice Yuko Furugen, importatrice delle etichette sammarinesi, note a Tokyo come “vini della pace”, in riferimento alla storia dell’Antica terra della libertà, e il dottor Akira Aoki, medico specializzato nei processi anti invecchiamento, sommelier e ambasciatore dei vini del Titano in Giappone, dove hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti.

In particolare ai Sakura Awards 2025 una giuria, tutta al femminile, ha consacrato sia il “Moscato Spumante” che si è aggiudicato il doppio oro, sia lo spumante “3 Extra Dry”, al quale è stato tributato l’argento. Negli anni non sono mancate degustazioni in diretta tv alla presenza del musicista Toshihiko Takamizawa a cui Serravalle ha anche dedicato la “Vigna di Takamiy”. Un successo di cui parliamo con l’enologo, Michele Margotti che da 13 anni lavora per Cantina San Marino.

Quando è iniziata questa collaborazione?

«Con Furugen, figura chiave per l’export delle nostre bottiglie, la sinergia prosegue con successo da almeno 15 anni, mentre abbiamo conosciuto il dottor Aoki assieme alla consorte lo scorso anno, quando è stato nominato ambasciatore dei vini sammarinesi nel Paese del Sol Levante».

Quali etichette riscuotono più successo?

«I ristoranti giapponesi acquistano tutta la nostra linea: dal rosso, in primis il “Brugneto”, ai bianchi, tra i quali risultano elogiati sia il “Ribolla” che il “Biancale”, altra varietà storica. Dati alla mano, su circa mezzo milione di bottiglie prodotte in un anno, 40mila sono destinate all’esportazione. Gran parte di queste ultime è diretta verso il Giappone».

Cosa vi ha colpito di Aoki che conduce ricerche sui benefici dei polifenoli?

«Alla luce dei suoi studi, il dottor Aoki ritiene che, se bevuto con moderazione, il vino possieda una valenza antiossidante. Stomaco e colon trarrebbero beneficio sia dai vini bianchi che da quelli rossi, all’interno di uno stile di vita sano e orientato alla longevità».

Una particolarità?

«Non solo i nostri vini compaiono sulla carta dei ristoranti nipponici, abbinati alle principali pietanze, ma i rossi vengono usati anche nelle preparazioni gastronomiche, ad esempio per marinare il tonno, il pesce più apprezzato».

Il futuro passa dall’Estremo Oriente, considerando i dazi di Trump?

«Quello nipponico è un mercato esigente e difficile ma quando “sposa” un’azienda, ne scaturisce un rapporto di lealtà e amicizia. I giapponesi amano molto i dettagli e conoscono in profondità la storia dei luoghi. In tale senso apprezzano la neutralità attiva che da sempre caratterizza questa terra, visto che la loro al contrario ha attraversato pagine drammatiche. Seduti a tavola con noi, questi graditi ospiti perdono un pizzico del loro rigore per abbracciare uno spirito più conviviale. Il loro apprezzamento è orientato sui prodotti di alta qualità e le eccellenze, dall’aceto balsamico ai cereali antichi sino al tartufo, ma soprattutto sulla passione che mettiamo nel nostro lavoro».

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