Convocato l’ambasciatore di Israele a Roma. Largo spazio nella commissione consiliare permanente Esteri, tenuta ieri mattina, è stato riservato alle tensioni in Medio Oriente e alla vicenda della flottiglia diretta a Gaza. Tra le imbarcazioni intercettate a fine maggio dalla Marina israeliana al largo di Cipro ce n’erano due battenti bandiera sammarinese: la Aqir (o Munki) e Kafr Qasem (o Furleto). Uno scenario che ha suscitato proteste diplomatiche da parte del Governo sammarinese. In particolare il segretario agli Esteri, Luca Beccari ha riferito di aver convocato formalmente l’ambasciatore israeliano a Roma su quanto accaduto. «Abbiamo contestato immediatamente - ha ribadito ancora una volta - la violazione dello Stato di bandiera», rinnovando con fermezza anche la condanna per il trattamento
riservato alle persone fermate. A margine del dibattito l’esponente di Governo ha ricordato che San Marino ha riconosciuto lo Stato di
Palestina e ha denunciato nelle sedi internazionali quanto sta avvenendo nella Striscia di Gaza.
Sul tema di stringente attualità è intervenuto Nicola Renzi (Repubblica futura), che ha definito la questione palestinese e la possibile violazione delle prerogative dello Stato di bandiera «temi cruciali» sui quali non è possibile tacere.
A sua volta Antonella Mularoni (Rf) ha manifestato una posizione molto critica verso l’operato di Israele, sostenendo che «i diritti umani sono universali» e che le motivazioni fornite per l’abbordaggio non risultano convincenti. Sollevati dubbi anche sulla gestione del registro navale e sulle conseguenze della decadenza del decreto sulla navigazione marittima.
Dal canto suo Gian Matteo Zeppa (Rete) ha chiesto «una posizione ancora più netta» del governo nei confronti delle politiche israeliane. Zeppa ha inoltre ricordato che il rinvio
del decreto sulla navigazione marittima era nato da un emendamento del suo movimento «collegato alle risultanze della Commissione Antimafia e non dalla vicenda della flottiglia».
Per Dalibor Riccardi (Libera), infine, San Marino deve continuare a denunciare quanto accade a Gaza, alludendo a un «genocidio» in piena regola, invocando «un impegno internazionale più incisivo».